Steve Jobs di Walter Isaacson

Ho appena iniziato la lettura della biografia autorizzata di Steve Jobs, quello che ha portato al successo la Apple.

Spero di trovare in questa lettura i motivi del successo di un’impresa americana, non si sa mai che possa trarne qualche suggerimento.

E’ incredibile quello che si legge, il fondatore ha seriamente rischiato di diventare un disadattato da giovane, ma, malgrado i suoi comportamenti devianti, in molti hanno riconosciuto in lui delle doti al di fuori del comune e lo hanno sostenuto, fatto possibile solo negli USA. L’autore nell’introduzione lo paragona all’Enrico V di Shakespeare.

Pensate che rifiutò di iscriversi agli anni successivi al primo al college ma consentirono ugualmente la sua partecipazione alle lezioni ed alla vita del college anche se si aggirava scalzo, viveva in un garage senza riscaldamento e usava al massimo le ciabatte quando nevicava, usava droghe sulla linea di condotta dei Figli dei Fiori.

E poi si nutriva solo di verdure, carote e pomodori, tanto che qualcuno sosteneva che stava diventando arancione.

Questo è un bellissimo riferimento alla leggenda di Milarepa, un libro che ho amato tantissimo e cito spesso, ed infatti Jobs era fedele del Buddhismo zen, però aveva il genio per gli affari, iniziò commerciando in parti elettriche ed elettroniche usate.

Belle le parole che usa per criticare il cristianesimo, parole che si potrebbero usare anche per le altre religioni istituzionalizzate.

Comunque bisogna dire che Jobs visse in un ambiente estremamente stimolante sotto il profilo dell’impresa americana, da giovane,  quando non era ancora nessuno ebbe la possibilità e le capacità di incontrare figure primarie delle imprese, addirittura contattando telefonicamente il capo di una compagnia americana di grandissime dimensioni, ottenendo anche quanto richiesto.

Sapete come? il numero di telefono era sull’elenco telefonico, perché all’epoca tutti erano obbligati a pubblicare il proprio numero telefonico sull’elenco.