26/03/2021 primi salassi di covata

Alveare 1, bene covata, bene scorte, tolto un telaino di covata e inserito un foglio cereo.

Alveare 2, covata su dieci telaini, tolti e sostituiti 2.

Alveare 3 non sviluppato su 9 favi tolto un telaino.

Alveare 4 non ho trovato la regina, da rivedere. Ottime scorte covata non estesissima.

Nessuno con celle reali. Tempo molto secco e ventoso, caratteristica frequente a marzo negli ultimi anni. Le api stanno raccogliendo o spostando le scorte al decimo telaino.

Con i tre telaini ho fatto un nucleo. Se non si farà la regina lo userò per rinforzo sull’acacia. O anche prima su un nucleo 2020 debole. Su tutti e 4 gli alveari ho visto abbastanza fuchi schiusi che giravano.

Sui 5 alveari forti ho messo il melario, anche se non raccolgono si ottiene l’effetto di meno api e peso nel nido quando si visita e minor propensione alla sciamatura.

Ho provato la pinza per telaini e la trovo molto utile. Però non usatela sul primo telaino.

Visita del 22 aprile

L’alveare ha già completato i tre telaini con foglio cereo che avevo messo, sono stati interamente adibiti allo stoccaggio del miele. Anche il melario è stato completamente costruito ed è in corso l’importazione del miele. Ho quindi aggiunto un secondo melario. L’alveare è veramente sovraffollato di api, ma ho già tolto due telaini di covata e adesso vorrei lasciarle per un po’ in pace. Ho rimosso un po’ di celle reali in abbozzo ed anche opercolate, una l’ho messa come regina di riserva nel nucleo nuovo che avevo fatto anche se la reginetta dovrebbe essere prossima a nascere.

Le api stanno raccogliendo miele di colza. Visto che la colza in zona c’è sempre stata e che negli anni precedenti mancava il raccolto mi sono fatto l’idea che in caso di siccità primaverile la colza non produca nettare. Quest’anno è piovuto nel momento giusto e poi è tornato caldo.

Oggi il tempo è proprio l’opposto di ieri, piove tantissimo. Se avessimo avuto ancora una settimana di bel tempo probabilmente le api avrebbero fatto 2 o 3 melari di miele di colza.

Ho visitato anche il nucleo su cinque telaini appena acquistato, non è salito a melario ma aveva realizzato già un paio di telaini del nido e le api stavano costruendo favi sul divisore, ho spostato un nuovo telaino con il foglio cereo da quel lato, probabilmente lo riempiranno di miele come di solito fanno con i favi laterali, ma non c’è problema, andrà bene per la covata del prossimo anno.

Probabilmente se questa pioggia dovesse durare qualche giorno, le api consumeranno parecchio del miele appena raccolto e realizzeranno anche delle nuove celle reali. Bisognerà visitare la famiglia tra tre o quattro giorni e verificare ogni giorno in apiario che non ci siano sciami. L’altro giorno ho visto partire uno sciame nell’apiario di un altro apicoltore lì vicino.

Il nucleo che ho fatto con due telaini ha un volo sufficiente, non ho messo alcun foglio cereo nuovo per tenerlo più caldo.

A casa ho sciolto parecchia cera con la sceratrice solare, adesso dovrei far bollire i panetti di cera grezza e poi colarli attraverso un filtro.

 

Inventario alveari, diario a memoria interna

I tre nuclei nuovi che ho fatto per divisione degli alveari in aprile maggio sono riusciti e quindi in questo momento ho sette alveari.
Alveare nr. 1 da sinistra: molto bello, 10 telaini pieno;
nr. 2 molto bello come sopra;
nr. 3-4-5 abbastanza belli, non popolosi come i primi;
nr. 6, su 5 telaini, non è proprio il massimo;
nr. 7, su 8 telaini, arnia riverniciata, nella costruzione c’è qualcosa che non va il fondo in plastica “Comaro” si è attaccato alla vernice ad acqua che evidentemente si era sciolta appena esposta al sole e non riesco ad ispezionarlo. Toccherà prendere provvedimenti. Piccola spaccatura, prendere provvedimenti prima dell’inverno.
Prossimi lavori, smielare, mettere l’olio nel vassoio sotto agli alveari per uccidere gli acari intontiti dall’evaporante, iniziare la nutrizione di fine stagione, cambiare tavolette evaporanti ogni sabato.
I trattamenti dell’anno scorso con apitraz e apilife var avevano funzionato abbastanza bene contro gli acari varroa che uccidono le larve di api. Però per alternare l’antiparassitario per prevenzione della resistenza quest’anno uso Apistan.

La riviste Le Scienze di Ottobre mi è piaciuta molto

Ho trovato bellissima la copia di Le Scienze di Ottobre.

Ci sono articoli interessantissimi:

automobili che si guidano da sole; peché la specie uomo ha colonizzato tutto il pianeta; la desertificazione della California; un articolo sulla “perdita di udito nascosta” dovuta al rumore (o musica ad alto volume) che danneggia non le parti più esterne dell’orecchio ma il nervo acustico; anche un articolo sull’utilità dei test nella scuola (e in generale sul modo migliore di insegnare e cioè di ottenere il risultato che gli studenti imparino).

Per quanto riguarda questo blog c’è anche un trafiletto su come le api regine trasmettono la resistenza ai patogeni alle proprie uova come fanno le mamme umane con il proprio latte tramite allattamento al seno.

Lavori apistici, ultimo miele e trattamenti

Il primo agosto ho tolto i melari ai miei alveari stanziali, ho raccolto in tutta la stagione un paio di melari scarsi ad alveare. Cioè 4 melari in tutto più un paio di melarietti da uno degli sciami. Ho fatto un millefiori che farò fatica a dare via perché tutti vogliono avere i mieli monoflorali.

Ormai mi rimangono solo 4 alveari (grazie ai tre sciami che avevo fatto, partendo da tre alveari: un alveare ed uno sciame sono morti per orfanità).

Dopo aver tolto i melari facendo un giretto in bicicletta mi sono accorto che oltre il bosco vicino al mio apiario c’erano vari ettari di girasoli fioriti, ma non ritorno sulla mia decisione di tutelare le api cercando di contrastare l’acaro varroa invece di mirare ad un ulteriore raccolto di miele.

Ho travasato i due nuclei che avevo creato a primavera in due arnie di legno, poi ho cambiato un tappo dell’alveare che era tutto storto e poi ho inserito le tavolette di timolo, che disturbano molto gli acari facendoli cadere dagli alveari, speriamo che non sia troppo caldo perché il timolo evaporando fa molto odore e a 35 gradi disturba molto le api.

Di quattro alveari 3 sono molto belli mentre uno sciame aveva poca covata e poco miele, probabilmente dovrei sostituirne la regina.

Con grande dispiacere ho messo in vendita gli alveari

Fondamentalmente perché non trovo più il tempo per farmi i 45 chilometri fino all’apiario dove producevo il miele di acacia ho deciso di vendere gli alveari. Bisogna dire che l’apicoltura è un lavoro pesante, se ci si aggiunge il trasferimento lontano da casa diventa poco praticabile per l’hobbista.

 Inoltre malgrado tutto l’impegno di quest’anno, dopo tanto avevo fatto tutti i controlli regolarmente alle api, non ho trovato riscontro nella produzione di miele di acacia. Ciò sembra essere capitato in tutto il Friuli ed anche nella vicina Slovenia, la causa viene attribuita dagli apicoltori e loro consorzi a nuovi antiparassitari usati su viti e mais e cereali in genere. Vicino a casa avevo le api a posto e c’erano dei bellissimi campi di colza, ebbene le mie api non ne hanno raccolto un goccio neanche, la colza era una volta un raccolto abbondantissimo di miele, di solito anche non desiderato dagli apicoltori, visto che ha un sapore forte e cristallizza e può essere venduta soltanto all’ingrosso.

Purtroppo i consumatori desiderano, almeno in Friuli, solo il miele di acacia, pochi apprezzano i millefiori, comunque indipendentemente dai consumatori ho deciso di cessare i tentativi infruttuosi di produzione di tale miele e allora non riuscirei a coprire neanche i costi del materiale annuo seppure tenendo le api, allora conviene vendere la gran parte delle casette, circa una decina.

Ho deciso quindi di limitarmi a quei due o tre alveari vicino a casa, giusto per non mollare.

L’apicoltore seleziona le api o viceversa? il caso degli alveari cattivi

Oggi ho trovato miracolosamente il tempo per visitare gli alveari sul Collio friulano, da cui ci si attenderebbe una produzione di miele di acacia (robinia pseudoacacia).

I figli mi hanno accompagnato ed uno dei due mi è stato a fianco durante le visite agli alveari.

Sostegno puramente morale.

Ho lasciato per ultimo l’alveare cattivo, quello che non si riesce a visitare, anche oggi un paio delle api di questo alveare sono riuscite ad entrare nella maschera, dove si ritiene che tendano a tentare di uscire invece di pungere, ed invece queste mi hanno punto una sulla punta del naso e l’altra ha tentato di entrare nell’orecchio sinistro, prima di mia fuga con lancio del cappello da apicoltore nel capanno agricolo antistante l’apiario.

Ho detto ai figli che sarebbe buona norma sostituire le regine che producono api cattive con regine selezionate per bontà.

I figli hanno riscontrato l’ovvio, cioè che così operando il primo sottoposto a selezione naturale sarebbe lo sventurato apicoltore che si avventurasse nell’aprire l’alveare cattivo per cercare di trovare la regina cattiva, si troverebbe a dover sopravvivere ad un attacco infernale di api.

Quando un alveare è troppo cattivo non c’è niente da fare, si cambia quei telaini interni che si riesce e poi si cerca in qualche modo di richiuderlo senza essere uccisi dalle api. Impossibile una visita completa, però me lo sono segnato, magari a settembre quando ci saranno meno api proverò a cambiare la regina, anche se, detto tra noi, non è detto che quelle api cattive la accettino, spesso capita che uccidano la regina immessa per farsene un’altra, altrettanto cattiva quanto la precedente, se non di più.

A parte questo ho notato che le api sono sempre più in difficoltà, non hanno le popolazioni numerose come una decina di anni fa, e ciò malgrado un inverno molto mite che ha contenuto le perdite (solo una famiglia su dieci è morta, ho trovato la regina agonizzante sul fondo attorniata da una decina di api).

Oggi ho aggiunto un po’ di telaini nuovi per impedire la sciamatura, anche se è un po’ tardi e c’è il rischio che vengano riempiti di miele di acacia invece che di sana covata di api nuove (e il miele nel melario invece che nel nido).

L’acacia sul Collio sta iniziando a fiorire e tra una settimana la fioritura dovrebbe essere al massimo.

Visite non ne farò più, celle reali chiuse ne ho trovate ma solo alcune abbozzate, per lo più in mezzo ai favi, ciò perché gli alveari non sono molto popolati, sono su 7-8 telaini di api. Speriamo in quindici giorni di sole, altrimenti come l’anno scorso poco e niente acacia (cinque chili per alveare).

Studio sulle api e interrelazioni con i batteri

Poco fa a Rai 3 intervistavano una studiosa dell’università di Torino, si sta occupando di interrelazioni tra api e batteri per porre rimedio al problema delle morie delle api o quanto meno per rinforzarle in questi anni in cui sono messe in pericolo da cambiamento climatico, agricoltura intensiva e malattie conseguenti.

Fanno esperimenti su batteri buoni che possano contrastare i batteri cattivi.

Lo confesso sono un apicoltore della domenica

Mi hanno dato dell’apicoltore della domenica su un gruppo di facebook, ieri sera, eheheehe, dopotutto è la verità perché durante la settimana faccio l’impiegato.

Ma essere apicoltore della domenica non vuol dire che necessariamente si lavori male con le api, secondo me l’ape resistente agli acari la selezioneranno gli apicoltori della domenica, quelli che come me non cambiano le regine, che fanno il miele con il sapore di una volta e hanno le api cattivissime di una volta.

Sapete perché ho iniziato con le api? circa dieci anni fa volevo produrmi il miele di acacia sul Collio friulano con il sapore di quel miele del Collio Friulano che mangiavo da bambino, perché ora non ha quel sapore essendo “troppo puro”, tutti vogliono fare l’acacia chiarissimo, che però ha meno sapore e manca del profumo vanigliato regalato quel pelino di tarassaco che si mescola e che ingiallisce e a volte cristallizza leggermente. E mi piace la sorpresa di mieli millefiori sempre diversi, mi piace d’inverno progettare di portare le api in montagna e fare il miele di rododendro anche se poi non avrò il tempo di farlo, mi piace progettare di fare il miele d’acacia, ma se piove le api mi sciamano tutte e se va bene con i miei dieci alveari scarsi raccolgo quei cinquanta chili oppure cinque chili, ma non si sa mai, e poi tutti hanno diritto di tenere le api, non solo i professionisti.
Con ciò non voglio dire male di nessuno, ci sono parecchi apicoltori di professione che fanno mieli buonissimi.
Ma anche noi apicoltori della domenica abbiamo diritto alle nostre beccate domenicali!
LOL LOL LOL

Ho smielato il miele di Robinia (acacia)

Malgrado la piovosissima primavera devo dire di essere stato fortunato con le api quest’anno.

Di sei alveari: cinque non hanno prodotto nulla ed uno ha prodotto quattro melari pieni, totale circa 50 chilogrammi di miele.

A produrre è stato proprio un alveare cattivissimo con cui litigo ogni anno, pessimi rapporti, ma se non c’era lui…

Dovendo smielare solo quattro melari mi sono divertito ad usare il vecchio smielatore manuale, che funziona più o meno con la logica di un asciuga insalata, per intenderci.

Oggi ho messo il  miele nei vasetti di vetro e l’ho portato a casa dei suoceri dove c’è più fresco d’estate per non correre alcun rischio nella conservazione, dopo tanto lavoro.