I trattamenti contro la varroa con le strisce in inverno sono molto efficaci, secondo l’Apis di novembre 2017

Sulla rivista L’Apis di novembre 2017 c’è un interessante articolo, con i risultati di una prova di applicazione delle strisce di Apivar e Apitraz a novembre, in blocco di covata, quando le api sono praticamente in glomere. L’effetto misurato di abbattimento del maledetto acaro è 99%. Invece confermano che l’applicazione delle strisce in estate, quando c’è covata chiusa, richiede un intervento di pulizia invernale con altro prodotto, quale l’ossalico.

La prima evidenza è strana, in quanto mi pare di ricordare che le istruzioni delle strisce ci sia scritto di usarle in autunno (una volta tolta la parte dell’alveare dove si raccoglie il miele, che si chiama melario) e non in inverno quando le api sono in glomere, soprattutto il secondo prodotto. Invece nell’articolo sono stati provati in novembre e dicembre.

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Sully – film con Tom Hanks

E’ un bel film, però il ritmo è abbastanza lento, è un film giudiziario più che di azione come invece mi sarei aspettato. E’ positivo, non c’è che dire, come sentimenti ce n’è parecchi, forse è fin troppo emotivo, non te lo aspetteresti sapendo che il regista è Clint Eastwood. Non è una valutazione negativa questa, si può vedere tranquillamente, anzi fa bene ogni tanto vedere un film inondato di buoni sentimenti. Forse il blu ray non è necessario, andrebbe bene anche il DVD.

In seguito ad un incidente aereo due piloti vengono messi sotto inchiesta da una commissione speciale e devono difendersi per non venire fatti a pezzi, per fortuna che il capitano è dotato di parecchia determinazione e competenza.

Thor Ragnarock – film

Il film m’è piaciuto molto, devo dire che è ben fatto, ha un ritmo che non annoia mai e la musica è sparata “alta giusta” nei momenti giusti. Non c’è più la storia d’amore con la terrestre, il che è più coerente con i Marvel di una volta.

Inoltre adoro l’interpretazione di Jeff Goldblum, è stato veramente spassosissimo.

Le api regine, da rivista National Geographic ottobre 2017

Interessante nota, piccolo articolo sul fatto che si è notata, oltre ai danni da acaro varroa, una minore durata della vita delle api regine, inferiore ai tre o quattro anni che una volta erano considerati normali.

Vorrei fare qualche nota a proposito della mia esperienza, casomai possa essere utile a qualche altro apicoltore.

Da mia esperienza il fatto del rapido invecchiamento delle regine probabilmente dipende anch’esso dal disturbo della varroa che attacca la larva di regina, poi attacca tutte le api, regina compresa, rendendole nervose e rischiando di causare il cambio della regina.

Visto che la scienza esamina diverse ipotesi, la ridotta vita delle regine potrebbe essere anche una conseguenza dell’allevamento professionale delle regine, se si opera la sostituzione annuale delle regine  ci potrebbe essere un effetto selettivo. Detto in termini semplici visto che la regina è in ogni caso destinata a vivere un anno essa potrebbe perdere le caratteristiche che le permettevano di vivere più anni.

Ho fatto questo ragionamento, e lo sto applicando. In pratica opero senza sostituire più le regine. Quando riscontro delle celle reali in un alveare con regina, possibilmente presto a primavera (in giugno non so perché ho notato che dove ho l’apiario io si perdono tutte le regine durante il volo di fecondazione), lascio la regina nell’arnia di partenza da cui prelevo tre telaini di covata scura che occupi il 50% del favo all’incirca (quella prossima a nascere)  che metto in un’arnietta di polistirolo. Tra i telaini della nuova arnietta metto più celle reali tolte ai vecchi alveari da cui schiuderà la nuova regina. Nel vecchio alveare metto tre telaini nuovi da costruire che diventeranno delle “bombe di covata”. Gli alveari vecchi così gestiti producono molto di più di quando erano giovani, forse proprio per la maggiore vita della regina, visto che alcuni scienziati avevano notato che le regine si ricordano i periodi produttivi da un anno all’altro aumentando la produzione di api bottinatrici un mese prima del raccolto. Per provare la mia teoria che così la regina vive di più andrebbe marchiata la vecchia regina per verificarne la vita media. Comunque secondo me così operando dovrei selezionare api che si riproducono per sciamatura artificiale nel mio apiario. Per la varroa non noto differenze positive, però ho, abbiamo (! love the bees!), avuto minore mortalità da qualche anno e neanche una orfanità. Non visito più gli alveari completamente da giugno in poi, mi limito ad alzare il melario e a controllare che l’alveare occupi tutti i favi e i nuclei nuovi almeno sei favi, se così non fosse bisognerebbe controllare la presenza di orfanità.

Su Nationa Geographic di questo mese c’è anche un bellissimo articolo sulla denominazione di nuove specie, è incredibile come si scoprano ancora nuove specie di insetti e aracnidi, cui vengono dati i nomi di personaggi famosi, non penso che quella che ha dato il nome ad una specie di tafano sia tanto felice delle notorietà per sempre (a meno di estinzione). Il ragno davidbowie è bellissimo! Interessante anche l’articolo sulla celebre naturalista Jane Goodall, dedita alla protezione degli scimpanzé, che dovette accettare, in cambio di fondi per le sue ricerche, il compromesso di mettere in fotografia le sue bellissime gambe! era tutta bella (good all) viso, capelli biondi e gambe lunghe e affusolate.

Consorzio apicoltori di Udine, pessima annata

Il bollettino del Consorzio Apicoltori di Udine evidenzia nel 2017 un’ulteriore pessima annata per l’apicoltura.
In particolare non si riesce più a produrre una sufficiente quantità di miele di acacia (robinia) ed neanche di castagno, seppure le condizioni meteo sembrassero favorevoli ed anche le api sembrassero in buone condizioni.
In particolare gli apicoltori professionali con le ridotte produzioni non riescono più a far quadrare i conti, manca il guadagno.
Ciò comporta la previsione di ulteriori peggioramenti per il futuro, ad esempio per quanto riguarda i trattamenti da acaro varroa (che è la principale causa di danno alle api mellifere), visto l’elevato costo per alveare dei trattamenti consigliati nel piano sanitario dei consorzi, sarà probabile che molti faranno ciò che costerà di meno, l’acido ossalico evaporato, che sarà sì biologico, però da solo è di scarsa efficacia e comporta anche i rischi di respirazione dei cristalli dei vapori da parte dell’apicoltore. E quindi si penalizza la futura produzione oltre che la salute degli operatori meno attenti.
Un piano per la varroa costa per il singolo alveare 5,50 euro le strisce, 5,60 l’apilife var e poi anche l’ossalico che ha un costo inferiore all’euro. In pratica 12 euro ad alveare di soli trattamenti per la varroa, poi ci sono da aggiungere il ricambio di 3 telaini con foglio cereo da melario per anno circa 7 euro e di 3 telaini da nido montati che costano 10 euro. Costi calcolati con breve ricerca su internet.
Siamo a 30 euro per alveare, e manca la corrente elettrica, i costi di benzina, gomme, tagliandi per trasporti e l’ammortamento delle attrezzature (furgone, smielatore, banco per disopercolare e minuteria) e arnie.

La fiera dei rettili di Longarone, Reptiles Day

Sabato 2 settembre ho partecipato al Reptiles Day di Longarone. Avendo famiglia non ho potuto presenziare anche la domenica, e già sabato è stata dura perché avevamo deciso di rientrare in tempo per preparare la cena ai figli.
Vi raccontavo che ho un paio di coppie di gechi leopardini, ogni quattro anni circa mi prende la tentazione di riprodurle. Così avevo una decina di piccoli, il prossimo anno massimo 5! Ricorda Massimiliano!
Per dare via i piccoli è necessario prendere un tavolino ad una fiera di animali esotici. Purtroppo gli appassionati di rettili sono pochi e si focalizzano su tantissime specie, ed inoltre il geco leopardino che ho io è “inflazionato” nel senso che arrivano degli espositori dall’estero con tantissimi animali a prezzo basso e molti neofiti, i novelli allevatori, finisco di prendere un animale di dubbia salute a basso prezzo piuttosto che un animale sano, ben allevato con alimentazione idonea, che però costa tre volte tanto. L’edizione di settembre aveva meno espositori e anche molto meno pubblico di quella primaverile. Secondo me va scemando l’interesse, i giovani ormai vivono una vita virtuale sui social e non hanno tempo da dedicare ad altre passioni più impegnative di pensiero (ma più economiche e che occupano meno tempo!).
Ho fatto un giro dei padiglioni ed ho preso la decisione di adeguarmi al prezzo fiera, in quanto non ho intenzione di aumentare famiglia di gechi a casa (peraltro una gentile ragazza esperta me li ha sessati ed ho scoperto che erano tutti maschi, come ben si sa i maschi dei rettili non possono vivere assieme).
E’ un errore svendere, perché la qualità dovrebbe essere giustamente pagata, ma bisogna scontrarsi con la realtà.
Comunque ho preso l’occasione come una giornata relax in cui cercare di diffondere la mia passione, quindi ho allestito il banchetto con libri e riviste monotematici sul geco leopardino di libera consultazione per chi passava, la prossima volta porto tutta la biblioteca, m’è piaciuta la cosa, metterò il cartello non in vendita sui libri ovviamente.
Devo dire di aver incontrato tutte persone gentile e interessate che penso avranno cura dei loro animali, tutti si sono informati bene sulle esigenze dell’animale prima di acquistarlo.
In particolare ho avuto la soddisfazione che una ragazza molto sensibile dopo avermi preso l’unica femmina mi ha portato una sua amica e le ha fatto prendere un geco.
A fine fiera ho fatto un giro di espositori e ho dato via a prezzo ridicolo i piccoli che mi rimanevano (più di metà), cercando di scegliere tra i rivenditori quelli che avevano in generale animali in migliori condizioni, sperando che riescano a venderli la domenica, il giorno successivo (visto il prezzo che hanno applicato mi stupirei del contrario, chi li prenderà farà un affare).
Fatti due calcoli non ho guadagnato nulla tra costo del tavolino, benzina, autostrada e costi della nutrizione dei piccoli, ma si fa per passione, per passare una giornata diversa con chi ha la stessa passione. Comunque il l’incasso detratto il costo del tavolino verrà tenuto in debita considerazione per acquisto di una nuova femmina senza rimpianti, quando ne troverò una bella, non mi arrendo eheh! (parlo di guadagni perché alcuni pensano che certe passioni si abbiano solo per soldi, e perché spesso alle manifestazioni si trova la Guardia di Finanza che pensa di trovare chissà quale evasione fiscale e fonte di reddito, ma alla prova dei fatti nessuno si arricchisce con il commercio legale di rettili, almeno non in Italia, diverso è invece in Cina dove c’è un florido mercato per la medicina tradizionale ma anche per l’alimentazione, specie protette di animali, mammiferi, uccelli, rettili, vendute nei mercati alimentari).