Il consumatore abituato a sapori di plastica

Iniziai a farmi il miele per ritrovare i sapori della mia infanzia, pensandoci mi rende molto triste che le attuali generazioni siano abituate a nutrirsi di cibi insapori forniti dalle grandi aziende. Ad esempio non apprezzano più il sapore di un pollo ruspante, ma solo di quello di allevamento, per colazione un caffè e non una fetta di pane con marmellata o miele. Ragazzi, fatevi una cultura anche di cibi particolari, perché il cibo insapore non soddisfa, si finisce per mangiarne grandi quantità, rimanere insoddisfatti e rovinarsi la salute.

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Blade Runner 2049 e le api quali simbolo della natura “esterna” il cane della natura “interna”

Siccome la famiglia non è stata molto propensa ad accompagnarmi al cinema per vedere questo film ritenendolo troppo “visionario” (leggesi “strano” 😀 ) ho atteso con trepidazione l’uscita del Blu-Ray, per me il primo Blade Runner è stato un film di culto, di quelli che ti lasciano dentro emozioni incancellabili.

Ieri, dopo il lavoro, mi sono fermato nel classico centro commerciale, però era rimasto solo un blu-ray il cui contenuto si sentiva vagare, probabilmente lasciato lì per paura che il disco si fosse rigato. L’ho dovuto acquistare perché era l’ultimo però me lo sono fatto aprire dalla cortese signora delle casse automatiche scoprendo che conteneva tre dischi di cui uno rotto. La sera ho guardato il film (più o meno, la prima mezz’ora, sfinito dalla settimana di lavoro, ho dormito) per accorgermi di una bellissima scena riguardante le api.

La terra nel film è completamente desertica non si vede nessuna pianta, di natura si notano solo delle serre dove si allevano larve di insetti a fini alimentari, gli abitanti umani e replicanti del pianeta si nutrono di cose disgustose che vengono celate da proiezioni tridimensionali.

Ad un certo punto il protagonista (il replicante, quello che compare di più, in realtà chi buca lo schermo è Harrison Ford che entra in scena nell’ultima parte) raggiunge una zona che si credeva disabitata, sempre avvolta in una leggera foschia, vento polveroso desertico, per accorgersi stranito della presenza di un’ape, che si appoggia sulla sua mano, prosegue per scorgere un apiario, una decina di casette vicino ad una specie di costruzione di nutritori per api, infila la mano dalla porticina di volo di un’arnia per trovarsi la mano coperta di api, strana cosa, mai vista da un replicante.

Il simbolismo è evidente, le api sono il simbolo della natura esterna, di quella parte di natura che fa da sé, peraltro per regalare un dolce dono agli esseri umani, almeno a chi apprezza tale dono, pochi, strani

Poi incontrerà, in un palazzo, anche un cane, a mio avviso simbolo della natura interna, della natura addomesticata, della natura che vive con l’uomo. Anche l’uomo è natura, anche i replicanti sono natura addomesticata. Bellissimo, il primo film era sull’amore per una donna (replicante o meno), questo sull’amore per i figli e sul sacrificio disinteressato.

 

 

28 gennaio 2018

All’ora di pranzo di una giornata quasi primaverile,  lungo le rive del canale era tutto un ronzar d’api  alla ricerca di polline o dolce nettare.  C’era un albero ricco di fiori somiglianti a minuscole fragole, qua e là i penduli organi d’oro adornavano i rami spogli dei noccioli come fossero tende,  bassi tarassachi s’affacciavano timidamente alla prima fioritura, solo i fiori dal collo corto e niente foglie  e gli  innumerevoli fiocchi di neve delle scarpettine viola punteggiavano l’infinita storia verde della vita. La natura immemore delle sorti degli uomini continuava imperturbabile il suo ciclo di distruzione e ricostruzione. E’ ancora inverno ma si sente l’avvicinarsi della primavera, ogni anno prima.

L’apicoltore burbero su la rivista L’Apis

Gli articoli di tecnica apistica sono lasciati alla voce autobiografica di un apicoltore burbero, per certi aspetti questi articoli sono anche divertenti oltre che utili.

Non saprei dire se esiste davvero questo apicoltore burbero, quasi quasi sarei tentato di scrivere una mail per richiederlo alla redazione di L’Apis (rivista a cui mi abbona il consorzio apicoltori di Udine). Però il personaggio non è proprio improponibile, ne ho conosciuti alcuni del genere.

Mitiche figure di questi articoli, per come li descrive, sono l’aiutante universitario, la moglie che ha sempre ragione (sul serio! visto l’ultimo numero) e il nemico, il vigile apicoltore.

Star Wars – gli ultimi Jedi

Devo dire che il film mi è piaciuto tantissimo. Fantastici effetti speciali e non ci si annoia mai. Musica che non disturba ma accompagna discretamente.

Ho letto qualche recensione che lo criticava per essersi allontanato dal filone originale, a mio avviso non è vero, se ci sono stati rinnovamenti sono stati fatti bene ed era anche ora che i personaggi vecchi venissero mandati in pensione! (non tutti).

Film perfetto per rilassarsi. A me la fantascienza piace. Non vedo l’ora che esca il prossimo.

I Love Radio Rock

Ho preso il dvd usato di questo film in un negozio al prezzo di 4 euro (costava 5 ma mi hanno fatto 1 euro di sconto) visto che mi era stato consigliato in un commento a questo blog.

Non è proprio un film da vedere con tutta la famiglia, se i figli sono minorenni, niente di esagerato ma i discorsi sono abbastanza espliciti in certi punti, non adatti ai “bachettoni”.

Lo recensisco perché dopotutto m’è piaciuto, mi ha divertito, finisce bene e c’è anche qualcosa di educativo (la gara a “coniglio”, la sfida a chi si butterà dal pennone della nave si risolve con entrambi i contendenti ingessati, ma anche quando si salvano l’un l’altro).

Un film alternativo.

Oggi c’era un bell’articolo sulle api sul Corriere della Sera e qualche pensiero

Oggi c’era un bell’articolo sulle api sul Corriere della Sera. Era la recensione di un libro sulle api, ma descriveva bene l’emozione e stupore che tutti abbiamo provato stazionando sotto ad un albero in fiore oppure ad un roveto fiorito ronzanti di api. Giustamente la giornalista consiglia a tutti noi di piantare alberi che fioriscano, mi vengono in mente meli, peri, ciliegi, acacie, castagni, e nelle regioni più calde eucalipti e agrumi, ma è sufficiente anche qualche vaso di fragole in terrazza, come equo scambio tra api e uomini.

Oggi, per altri impegni non correlati alle api, sono passato presso la casupola in provincia di Gorizia dove tenevo le api i primi anni, mi ricordo con stupore la prima produzione di acacia sul Collio, portai le api ma in seguito piovve ogni giorno, pensai che fosse fatica sprecata, ma quindici giorni dopo feci una visita alle api e aprendo il tappo sopra i melari  vidi tutta quella meravigliosa cera bianca nuova che chiude i favi di miele di acacia, due melari con i favi nuovi perfettamente costruiti e pieni fino all’inverosimile, 50 chilogrammi in due alveari. E smielarli fu un piacere, che profumo e sapore inebriante. E poi si facevano anche 15 chilogrammi di castagno per alveare e 5 chili di melata. Si facevano facilmente alveari nuovi, un anno arrivai a 1.000 chilogrammi di produzione (passai con disappunto della moglie tutti i sabati e domeniche dell’estate a smielare) peccato che il prezzo all’ingrosso si fosse dimezzato visto che tutti allora producevano tanto.

Invece recentemente, circa 5 anni fa, malgrado il bel tempo non produssi una goccia di acacia (e ciò adesso sta accadendo un po’ ovunque, anche agli apicoltori professionisti), solo pochi chilogrammi di castagno, anche la melata era sparita, e allora riportai le api vicino a casa mia. Decisi questo anche perché tra il lavoro, i tre figli e la minore giovinezza, non trovavo più il tempo di visitare le api e le stavo iniziando a trascurare.

In pianura la produzione è limitata, si è fortunati a produrre una decina di chilogrammi ad alveare, e diventa anche difficile vendere il miele eccedente perché pochi amano il millefiori scuro, troppo saporito anche se ha uguali proprietà nutrizionali, preferiscono la delicata acacia.

Ho recuperato un po’ di materiale nel capanno ed un paio di arnie vecchie da ristrutturare casomai mi servano ancora, ma temo che visto le risultanze dell’ultima visita a primavera avrò già un paio di arnie libere. I due alveari deboli sono quasi sicuro che non passeranno l’inverno.

Comunque questo inverno darò una verniciata alle due arnie vecchie e gratterò la rete del fondo, un lavoro dopotutto rilassante, perfetto per le domeniche d’inverno.

Inoltre sto facendo progetti di riportare il prossimo anno un paio di alveari in zona di acacia/castagno.