Inventario alveari, diario a memoria interna

I tre nuclei nuovi che ho fatto per divisione degli alveari in aprile maggio sono riusciti e quindi in questo momento ho sette alveari.
Alveare nr. 1 da sinistra: molto bello, 10 telaini pieno;
nr. 2 molto bello come sopra;
nr. 3-4-5 abbastanza belli, non popolosi come i primi;
nr. 6, su 5 telaini, non è proprio il massimo;
nr. 7, su 8 telaini, arnia riverniciata, nella costruzione c’è qualcosa che non va il fondo in plastica “Comaro” si è attaccato alla vernice ad acqua che evidentemente si era sciolta appena esposta al sole e non riesco ad ispezionarlo. Toccherà prendere provvedimenti. Piccola spaccatura, prendere provvedimenti prima dell’inverno.
Prossimi lavori, smielare, mettere l’olio nel vassoio sotto agli alveari per uccidere gli acari intontiti dall’evaporante, iniziare la nutrizione di fine stagione, cambiare tavolette evaporanti ogni sabato.
I trattamenti dell’anno scorso con apitraz e apilife var avevano funzionato abbastanza bene contro gli acari varroa che uccidono le larve di api. Però per alternare l’antiparassitario per prevenzione della resistenza quest’anno uso Apistan.

Gli occhiali progressivi

A 48 anni di età non riuscivo più a vedere bene da vicino, soprattutto con poca luce, ed ho preso degli occhiali progressivi, conseguenze:
– sensazione bellissima di vedere tutto più grande, ad esempio ero convinto di avere api più piccole di una volta, pensavo fosse una conseguenza della varroa ma invece adesso le vedo belle grandi, lo stesso per le mie tartarughe e gechi, pensate che effetto se vedessi una bella maggiorata!
Rimane qualche piccola problematica da vicino ma devo dire che la sera mi sento meno stanco, prima, quando lavoravo a computer senza questi occhiali arrivavo alle 17 distrutto. Inoltre riesco a leggere abbastanza bene anche con poca luce.

Il fortunale del 10 agosto in Friuli e i lavori del mese

Il 10 agosto anche sulla Bassa Friulana come sul resto del Nord Est c’è stato un dannosissimo evento climatico, il forte e improvviso vento ha scoperchiato case, divelto camini e antenne e fatto crollare rovinosamente parecchi alberi quali i pioppi nelle coltivazioni e i pini nei giardini delle case.
I pini soffrono particolarmente il clima più caldo e secco.
Qui in Friuli malgrado il caldo opprimente c’è stata anche qualche pioggerella, l’ambiente è rimasto abbastanza verde a diversità dell’evento del 2003 quando ci furono svariati mesi di siccità (mi ricordo che c’erano 30 gradi già in maggio quando raccolsi i melari dell’acacia sul Collio e che non piovve fino a novembre).
Visto che era presente qualche campo di girasoli piantati tardivamente al momento del fortunale avevo ancora i melari al di sopra degli alveari.
Il 10 sera dopo aver pulito attorno a casa, dove per fortuna non ho avuto danni, ho preso la fidata bicicletta per recarmi nell’apiario, distante un paio di chilometri, ciò verso le ore 19. Non mi aspettavo danni ed invece ho trovato le due arnie capofila rovesciate a terra, una delle due addirittura a pezzi, aveva perso il fondo ed anche i due melari, parecchie api svolazzavano confuse attorno alla casetta e tantissime erano uscite sui bordi. Il tappo dell’alveare l’ho ritrovato ad una cinquantina di metri in mezzo ad un pioppeto, il cartello identificativo dell’apiario sparito, chissà fin dove. D’istinto mi sono avvicinato per sistemare l’alveare ma un paio di operaie mi hanno inseguito fino alla bicicletta. Allora sono tornato a casa, ho preso l’automobile, la tuta, la maschera e tutti gli attrezzi e sono tornato in apiario.
L’alveare rotto l’ho semplicemente ricomposto appoggiando un pezzo sull’altro e confidando sulla numerosità delle api, purtroppo era caduto di lato e i telaini da nido e melario si erano appoggiati l’uno sull’altro con grosso rischio di perdita della regina. L’altro era caduto all’indietro e quindi aveva mantenuto integro l’interno. Ma comunque l’ho dovuto smontare perché pesava troppo, togliendo i melari e poi ricomponendo il tutto.
Le api erano abbastanza buone dopo l’affumicazione, temevo l’aggressività serale da bottinatrici rientrate.
Il giorno dopo c’erano di nuovo 32 gradi, e ho dovuto recuperare i melari per verificare i danni. In effetti nella prima arnia su ogni faccia dei telaini da melario c’erano parecchie api schiacciate. Ho fatto la pulizia e preso tutti i melari. Verso la fine dei lavori la situazione api era ingestibile, visto che per togliere i melari non si può usare il fumo ma ho spazzolato via le api telaino per telaino con l’apposita spazzola (una volta si usava una grossa piuma). Mi hanno punto su un orecchio, alle caviglie e tramite i guanti anche sulle mani, non fanno più i guanti di una volta, siccome mi aspettavo questa situazione ho mantenuto il sangue freddo per finire tutto il lavoro, chi se la cerca deve fare da solo eheh.
E’ un miele millefiori chiaro, non sembra per niente girasole, leggermente aromatico, come di salvia o lavanda (essenze che non sono presenti nella mia zona).
Tolti i melari, il sabato ho trasferito i telaini con le api dell’arnia distrutta in una nuova, constatando che fortunosamente la bella regina era sopravvissuta ed era intenta nella deposizione, ed ho anche inserito il trattamento biologico evaporante (apilife var) e le strisce di Apistan (antiparassitario) contro l’acaro varroa. Ogni 7 giorni per quattro settimane bisognerà sostituire l’evaporante e dopo sei settimane togliere le strisce di apistan.
E mi rimane ancora da smielare, ma su 4 alveari una mattina sarà sufficiente.

Per recuperare le spese fisse dovrei vendere il miele a 20 euro al chilogrammo, diario del mese

Anche se tengo le api per diletto e piacere, fatti due conti, solo per pagare le spese fisse , un piccolo apicoltore che come me ha 4 alveari dovrebbe vendere il miele ad almeno 20 euro al chilogrammo. E’ obbligatoria l’iscrizione all’anagrafe apistica per tutti che stanti le procedura complicate e burocratiche richiede l’iscrizione ad un consorzio apicoltori (quello di Udine mi chiede una sessantina di euro), poi ci sono i materiali vari e i trattamenti contro l’acaro varroa.
A parte le note dolenti, oggi ho invasettato il millefiori di primavera , siccome aveva cristallizzato in meno di una settimana dall’estrazione l’ho lasciato nel maturatore fino ad oggi, e devo dire di aver ottenuto un bel miele cremoso che a me piace tanto. Il consumatore di miele che vuole solo miele liquido dovrebbe provare anche quello cristallizzato, l’essere cristallizzato non è indice di miele vecchio ma certe essenze floreali cristallizzano molto velocemente (come ad esempio il Tarassaco ed il Girasole) mentre altre come l’acacia e il castagno difficilmente cristallizzano, è una loro caratteristica a fronte della quale hanno poteri nutrizionali abbastanza simili.
A breve andrò a controllare gli alveari, i campi di girasole sono quasi tutti sfioriti, magari lascerò i melari per qualche giorno ancora sugli alveari nella speranza di fare un po’ di melata di bosco.
La melata di bosco è vari anni che non si fa più nella bassa friulana, quando iniziai ogni alveare ne produceva una quarantina di chilogrammi, ora zero, non si è ben capito il perché.

L’inconscio collettivo e la sparizione delle api

Premesso che le api da miele sono ben lungi dallo sparire seppure risentano di varie problematiche che le fanno produrre sempre meno e seppure le vediamo ridursi di numero, pensavo, guardando un logo di un’azienda sul quale campeggiano delle api, a che cosa succederebbe se le api sparissero, si estinguessero.
Le api nell’inconscio collettivo, in quello che sentiamo inconsciamente, rappresentano il lavorare tutti assieme per un fine, per un fine positivo quale la produzione di un alimento puro, limpido e dolcissimo per l’uomo e per se stesse.
Se sparissero rimarremmo privi di un qualcosa, di un ottimismo sul lavorare assieme, sul vivere assieme, sull’armonia nei gruppi di persone che produce cose buone, mancandone il simbolo.

Tutelare il prato stabile oltre al bosco

Mi spiace notare che tutti sono convinti che solo il bosco sia natura selvaggia ed invece ho letto un articolo scientifico che spiega che sono più utili agli animali i prati stabili, nutrono di più, permettono, in termini scientifici, una maggiore biomassa per superficie, cioè maggiore quantità di animali cosa bella sia per il naturalista sia per il cacciatore.
I boschi negli ultimi anni sono cresciuti in estensione per abbandono di terreni agricoli, dei pascoli e perché nessuno più raccoglie il fieno, ciò in particolare nelle zone di montagna.
I prati stabili o sono stati trasformati in seminativi in pianura mentre in montagna non venendo falciati regolarmente si sono trasformati in boschi.
Sia il bosco che il prato stabile intrappolano l’anidride carbonica limitando così gli effetti del riscaldamento globale.
Con ciò non me ne vogliano coloro che tutelano i boschi, ma fate un pensierino anche ai prati stabili.
Per quanto riguarda le api, oggetto di questo blog, preferiscono avere una giusta combinazione di alberi e prati stabili in modo da avere da mangiare tutto l’anno. Prendiamo ad esempio il Collio friulano, e non ci fossero dei prati le api avrebbero da mangiare nei boschi solo fino a giugno quando finisce la fioritura del castagno, infatti in aprile c’è il tarassaco in mezzo ai vigneti, in maggio l’acacia, subito dopo ci sono il tiglio e il castagno e poi viene la stagione secca dove si trova poco nettare e polline solo nei prati.

Sono contrario alla fecondazione artificiale delle api regine

Leggo su l’Apis di maggio 2017 un entusiasta articolo sulla fecondazione artificiale delle api regine.
Non vorrei criticare la bella rivista, che dopotutto pubblica tutti gli argomenti, ma sono contrario alla fecondazione artificiale delle regine.
Oltre ai tratti positivi si rischia di selezionare api regine che non compiano bene il volo di fecondazione, visto che nella fecondazione artificiale il volo non è necessario. C’è il rischio di creare un animale che non si riproduce più in natura ma solo artificialmente, danneggiando peraltro anche chi selezioni naturalmente le regine, casomai si accoppiassero con i maschi di queste regine artificiali si porterebbero in casa caratteristiche indesiderate.
Ci si ricordi del baco da seta, innumerevoli anni di selezione artificiale hanno reso le farfalle incapaci di volare.
Non è detto che se le api regine diventassero incapaci di volare sarebbero in grado di accoppiarsi negli alveari.
Inoltre riproducendo per passione dei gechi leopardini ho notato che selezionando l’albinismo si ottengono gechi più piccoli e c’è una maggiore mortalità nell’uovo o appena usciti.
Da una ventina di anni riproduco le mie api solo con spostamento di favi e celle reali dalle altre mie famiglie, non sempre ciò succede, quando ha piovuto molto nel periodo del volo di fecondazione ho perso tutte le regine dei nuclei.
Visto che parlavo della rivista l’Apis ho trovato molto interessante l’articolo sulle morie di api, in effetti con la mia esperienza di sopravvivenza 100% posso concordare con la conclusione finale, quindi che causa il riscaldamento globale e la distruzione degli habitat (le api dipendono più dai prati stabili che dai boschi) si siano salvate le api che abbiano avuto a disposizione una fonte pollinifera a fine stagione oppure a inizio primavera.