Il blues dell’uomo solitario

Un delicato sole caldamente ci prende,
sui verdi campi ricchi di biondi cereali,
dopo la pioggia pacatamente si stende
tanti anni da quando ebbi i natali…

Mio amore posiamoci assieme, mia Circe
le tue flessuose e lunghe gambe gareggiano
nella vivificante santa luce creatrice
con il vento, leggere, veleggiano

e sono più slanciate di quei fenicotteri rosa
che abitano le lagune salmastre, e senza posa
volano in sciami assai affollati e compatti,
crudelmente non stai ai miei immaginati patti

e oggi clamorosamente ti neghi
rosa suppongo la tua pelle funesta
di ardente desiderio fredda m’anneghi
e mi rassegno ormai solo a rimirare dalla finestra.

(poesia scritta sul telefonino smartphone, mentre aspettavo il mio turno per la dichiarazione dei redditi).

Fedra – Racine – traduzione di Ungaretti

Scritta nel 1600 su ispirazione delle classiche tragedie greche.
Consiglio questa lettura, molto bella.

Ad esempio della lettura metto una piccola parte:
“Vacillante è la mia anima
Che già stava vagando alle mie labbra
Con i lusinghieri tuoi consigli
Mi hai rianimata, e fatto intravvedere
Che lo potevo amare.”

La fase finale è più complessa di quanto sembri. In ciò questa tragedia è più modernamente complessa dei classici greci cui si ispirerebbe. C’è un non detto, un’idea che le situazioni non debbano veramente essere come sembrano all’apparenza, tra l’autore ed il lettore dotato di immaginazione.

Ed. Oscar classici Mondadori.

Tramontata è la luna…. Ma a me non ape, non miele… Poesia di Saffo

Poesia, che di sicuro tutti ricorderete per averla studiata nei giovanili e felici anni scolastici, che cita api e miele e quindi si addice ad essere postata su questo blog del vecchio amoleapi.

Tramontata è la luna

e le Pleiadi a mezzo della notte;

anche giovinezza già dilegua,

e ora nel mio letto resto sola.

Scuote l’anima mia Eros,

come vento sul monte

che irrompe entro le querce;

e scioglie le membra e le agita,

dolce amara indomabile belva.

Ma a me non ape, non miele;

e soffro e desidero.

Dormono le cime dei monti, poesia del VII secolo a.c.

A volte ricordo ancora che questo blog si chiama amoleapi, ed allora ecco a voi una poesia, di Alcmane, VII secolo avanti cristo, traduzione di S.Quasimodo.

DORMONO LE CIME DEI MONTI
Dormono le cime dei monti
e le vallate intorno,
i declivi e i burroni;

dormono i rettili, quanti nella specie
la nera terra alleva,
le fiere di selva, le varie forme di api,
i mostri nel fondo cupo del mare;

dormono le generazioni
degli uccelli dalle lunghe ali.