25/02/2029 situazione tutti vivi

Oggi ho controllato gli alveari, la situazione è positiva sono tutti e cinque vivi.

Non ho aperto le arnie perché seppure ci siano 13 gradi il clima è umido e leggermente ventoso. Però non piove ancora.

Come popolazioni mi sembrano a posto, forse il primo è deboluccio, dovrò verificare con una visita interna che programmerei per metà marzo in un’ottica hobbistica. L’apicoltore professionale avrà di sicuro già visitato tutte le arnie per verificare eventuali orfanità che si possono recuperare unendo le api residue ad un’altra famiglia.

Glucosio e fruttosio fanno male?

In generale leggiamo e vediamo in televisione il consiglio di evitare gli zuccheri, addirittura vengono demonizzati il fruttosio e glucosio di cui sono ricchi in particolare i succhi di frutta e le bibite gassate.

Ciò potrebbe interessare anche il miele che è  composto da glucosio e fruttosio.

Vorrei specificare che vengono pubblicati questi articoli perché nella società ricca si fa un abuso di zuccheri (e grassi) che non si consumano perché  si fa poca attività  fisica.

La risposta alla domanda se gli zuccheri facciano male è in realtà, no, non fanno male se assunti in modo equilibrato.

Gli zuccheri sono un alimento necessario.

Ma, c’è sempre un ma, non bisogna abusarne, ma ciò  vale per tutti gli alimenti, i grassi ad esempio, soprattutto chi non fa sport o lavori pesanti che permettano di consumare gli zuccheri. Quindi si consiglia alle persone sedentarie di evitare di bere solo bibite gassate industriali, non zuccherare troppo il caffè,  non mangiare troppe merendine e croissant a colazione, preferire la frutta fresca ai succhi di frutta ma non esagerare neanche con le porzioni di frutta che ha tanto fruttosio, evitare le torte, evitare gli alcolici che derivano da fermentazioni di zuccheri (una piccola lattina di birra ha 100 calorie), moderare anche il consumo di miele che va considerato alternativo agli altri tipi di zuccheri (in un certo senso è  più  sano perché ha meno antiparassitari, perché le api bottinatrici che incontrano questi veleni, muoiono e non portano il nettare contaminato dell’alveare). Ad esempio bere il caffè  con poco zucchero e poi una fetta biscottata con un cucchiaino di miele, non cinque fette biscottate con cinque cucchiaini di miele o marmellata.

In medio stat virus, ricordatelo.

Seppure commercialmente non vantaggioso per l’apicoltore mi è piaciuto questo commento di una persona che ha preso (da me) un vasetto da mezzo chilo di miele di castagno : “io lo tengo per l’inverno e, come se fosse un medicinale, ne mangio un cucchiaino al giorno a colazione”.

Comuni Italiani, zanzara tigre e nuove cimici alloctone, avvisare gli apicoltori se fate trattamenti

Leggo su Messaggero Veneto e su Rainews.it che nel comune di Buttrio (Ud) è stata segnalata la presenza in gran numero di quella che potrebbe essere una nuova specie di cimice.

Inviterei i Comuni a fare attenzione, i trattamenti per la cimice potrebbero essere dannosi alle api e quindi tutti gli apicoltori che abbiano un apiario in un raggio di 3-5 chilometri dalla zona dei trattamenti dovrebbero essere avvisati per tempo e sostenuti nella necessità di trasferire le loro famiglie di api in un posto più sicuro.

Sono preoccupato anche per i trattamenti per la zanzara tigre, potrebbero essere nocivi alle api.

Trovate in calce a questo post un link alla notizia su questa forse nuova cimice.

https://www.rainews.it/tgr/fvg/articoli/2019/08/fvg-insetto-sconosciuto-invasione-a-Buttrio-449fc29f-e26d-4202-93b9-b4bb69cb3719.html

27/7/19-29/7/19 tavolette evaporanti e ultimo apivar

27/7/19 Approfittando del raffrescamento del clima dovuto al passaggio di una perturbazione ho inserito mezza tavoletta di prodotto evaporante al timolo in tutti gli alveari. L’odore del timolo serve a disturbare gli acari varroa.  Gli acari dovrebbero cadere sul fondo dell’alveare e rimanere invischiati nell’olio di vaselina che mette l’apicoltore. Mi spiace disturbare le api perché in questo momento stanno raccogliendo abbastanza miele, penso trattasi di melata, per farne le proprie scorte invernali visto che ho tolto i melari. In generale comunque i prodotti evaporanti disorganizzano le api, che spostano il miele lontano dalla fonte del profumo, raccolgono meno e allevano meno covata.

Usare le tavolette evaporanti quando fa molto caldo comporta il rischio di perdere le famiglie di api. Se le temperature superassero di molto i 30 gradi centigradi le api disturbate dall’odore di mentolo potrebbero abbandonare l’alveare trasferendosi altrove. Ho quindi inserito mezza tavoletta il primo giorno per abituare le api all’odore.

Il 28/7/19 ho inserito l’altra metà della tavoletta.

29/7/19 malgrado la pioggia notturna sembra essere tornato il caldo sui 30 gradi.

Ho visto che le api di alcuni alveari hanno distrutto quasi completamente le tavolette.

Nel primo nucleo 2019, che adesso occupa10 telaini, ho inserito le due striscie di apivar, così tutto l’apiario è sotto trattamento. Ho visto un’apina operaia fortemente danneggiata dall’acaro, poverina, senza ali è destinata a brutta fine. Non potendo volare queste api senza ali una volta cadute dall’alveare non riusciranno più a ritornarvi e saranno facili vittime di formiche, calabroni e mantidi.

Sono arrivate le gabbiette cinesi per il blocco di covata ma non le userò quest’anno perché l’apicoltore nomadista  che ha tante arnie vicino a me non usa questa tecnica e ci sarebbe il rischio che le mie api divengano facile vittima del saccheggio da parte dei suoi alveari.

La varroa colpisce in modo irregolare l’apiario, dall’esame dei vassoi ho notato sotto all’alveare che ha prodotto di più la presenza di un’infinità di acari morti, sotto agli altri non ce n’è tantissime. La cosa può essere un bene o un male, dipende, potrebbe non funzionare il prodotto usato oppure potrebbero avere tanta covata giovane e la varroa uscirà solo in seguito assieme alle api neonate.

Ho programmato quindi di proseguire anche con l’evaporante se le temperature me lo permetteranno.

Smielatura del miele di castagno, 21/07/2019, stagione dalla scarsissima produzione e un conto economico dell’attività con lo spannometro

Ho smielato il miele di castagno. Come vi raccontavo dopo il raccolto prossimo a zero della stagione primaverile (a causa delle piogge persistenti) avevo deciso di portare i due alveari sul Collio friulano nella speranza di raccogliere qualcosa e rinforzare gli alveari. E’ difficile che ci sia brutto tempo quando fiorisce il castagno e sembra che il parassita esotico che ne mangiava i fiori sia diminuito. Non se ne può più di questi parassiti esotici introdotti come conseguenza non voluta dei commerci.

Il raccolto finale di miele di castagno è di circa 25 chilogrammi. Accontentiamoci. Allevo le api per hobby, perché era un sogno che avevo fin da bambino. In un anno le api e io abbiamo prodotto 35 chilogrammi a partire da un alveare più un nucleo acquistato, non so come faranno a far quadrare i conti quelli che con le api ci vivono. Io, ipotizzando di venderlo tutto a 12 euro al chilogrammo, sommando ottimisticamente anche i 10 chilogrammi di acacia, chiudo in perdita di quasi 35 euro. Le spese sostenute sono l’iscrizione al consorzio apicoltori 70 euro, arnia nuova 100 euro (la considero per intero simulando un ammortamento delle arnie vecchie), fogli di cera e telaini di legno 50 euro, nucleo di api nuovo 125 euro, trattamenti 30 euro, 60 vasetti da mezzo chilo 30 euro (0,50 abbondanti l’uno), due regine 50 euro. Non ho contato la benzina dei viaggi.

A dir la verità ho prodotto anche 4 nuclei di api, speriamo sopravvivano all’inverno, ma dovranno produrre il prossimo  anno altrimenti saranno solo una voce di costo, ragionando in termini meramente economici.

I nuclei non li venderò perché avere meno di una decina di alveari con le calamità attuali non permette di lavorare correttamente e proficuamente sulle api facendo fronte alle morie. Ho prodotto qualcosa in questo 2019 ma seguendo con estremo impegno e attenzione le api.

A me piace il miele di castagno perché è ricco di sapore, l’amaro contrasta bene con il dolce ed ha un profumo inebriante, ovviamente non si può usare per dolcificare le tisane.

Il miele di castagno dovrebbe essere usato a colazione, con crostini su cui si mette del burro e poi il miele.

Per quanto riguarda il burro consiglio l’acquisto dei burrini monouso che hanno il vantaggio di non assorbire gli odori del frigorifero.

15/7/2019 levata dei melari e inizio dei trattamenti

Ho disposto così le famiglie, da ovest a est:

1 regina vecchia (nucleo su tre favi)

2 regina vecchia (nucleo su tre favi)

3 regina nuova (nucleo su tre favi)

4 alveare con ex carnica convertita in ligustica nuova

5 alveare con ex ligustica e new ligustica

6 regina nuova prima dell’acacia (ora è su 8 favi)

Ho tolto il melario al nr. 6 che era rimasto a casa, nessun raccolto, assolutamente vuoto, solo un goccio di miele in 2-3 favi.

Iniziati i trattamenti, ho usato le striscie di apivar residue dell’anno scorso (non l’avevo usate perché gran parte degli alveari erano morti nella prima quindicina di agosto), ai nuclei ho dato un pezzo di striscia (70%), a quello da 8 i pezzi residui e ai due alveari interi su 8 favi 2 strisce ciascuno.

Qualche  varroa cade, ma non tante, nei primi sette giorni (aggiornamento del 19/7/19), poche negli alveari completi qualcuna in più nel nucleo nr. 6.

Trappola per i calabroni: continua a catturare solo mosconi, l’ho buttata via.

12/07/2019 le api ritornano dal Collio a casa

Ho tolto tutti i melari ai due alveari e poi caricato alveari e melari sulla macchina per riportarli a casa.

Ex carnica sostituita con ligustica nuova, un velo di miele nel primo melario, il secondo costruito ma vuoto, alveare molto pesante, avevano lasciato tutto il miele nel nido. Api abbastanza piccole.

Situazione dei due alveari. Le regine nuove sembrano essere state accettate.

Ex ligustica sostituita con ligustica, aveva tre melari il primo sopra al nido quasi vuoto e poi due melari riempiti a metà, solo sopra ai 7 favi che avevo lasciato nel nido, dal profumo è miele di castagno. Api molto grosse rispetto alle altre le vedo però un po’ delicate (ex post erano piene di varroa).

Ho raccolto un enorme fiorone di fico vicino all’apiario, assolutamente delizioso.

Peccato per la pioggia che ho trovato a casa, così il trasporto in postazione che richiedeva il passaggio in un campo di mais di nostra proprietà, aiutato da uno dei figli, è stato molto fangoso, umido e ci è caduta una retina di chiusura dell’alveare che mi ha creato qualche problemino di assalto da parte di api arrabbiatissime, la porticina l’ho lasciata a terra non era possibile il recupero.

Visita del 27/4/2019 tra impegni e incombenti temporali

Tra impegni e incombenti temporali.

Oggi è stato necessario visitare gli alveari, sono riuscito a liberarmi da altri impegni solo a mezzogiorno. Ero tentato di pranzare ma i nuvoloni che arrivavano da nord mi facevano temere un persistente peggioramento del tempo. Si vedevano anche saette.

Ho raggiunto rapidamente l’apiario, visto che in previsione avevo un’oretta di lavoro. Ho acceso affrettatamente l’affumicatore, che infatti ha smesso di produrre fumo dopo qualche minuto, ma ormai ero già affacendato nell’estrazione dei telaini dell’alveare, controllo della presenza di abbozzi di celle reali e eliminazione delle stesse onde scongiurare la sciamatura e quindi la mancata produzione di miele e la perdita della possibilità di fare nuove colonie.

Quest’anno le colonie di api mi sembrano in condizioni migliori rispetto agli anni precedenti. Però non si può abbassare la guardia, perché  gli acari varroa potrebbero proliferare prima del tempo, causa la stagione invernale mite.

Alveari:

  1. tutti i favi del nido costruiti, api nel primo melario quasi tutto costruito. Nido un po’ meno ingombro di miele, parecchie api, penso che nelle giornate di pioggia abbiano mangiato miele e prodotto cera per i nuovi favi. C’è un bel raccolto di colza. Abbozzi di celle reali.
  2. lo sciame appena acquistato è su 8 telaini costruiti, ho spostato il nono all’interno in modo che venga completato anch’esso, le api continuano a costruire sul divisore in masonite che ho messo al posto del decimo telaino, sto pensando di mettere anche lì un foglio cereo, in previsione di un prelievo di covata a metà acacia, tra una quindicina di giorni. Abbozzi di celle reali anche nel nucleo, hanno iniziato a salire a melario.

Quest’ anno se tutto va bene avrei intenzione di riprendere a fare il miele di acacia, ho contattato un amico apicoltore che si è dichiarato disposto a farmi mettere i due alveari nel suo apiario.

Speriamo non piova troppo, altrimenti il trasferimento diverrà abbastanza fangoso.

Temporali, alla fin fine lo scroscio è caduto solo verso le 16, un’oretta di diluvio e poi è tornato il sole.

 

Visita esterna alle api

Dopo la pioggia e il vento è sempre buona norma andare a controllare l’apiario.

Potrebbero cadere le arniette di polistirolo con i nuovi nuclei di api ma anche le arnie in legno, soprattutto se hanno più di un melario sopra, facendo vela.

Tutto a posto, anzi ho visto che c’è un bellissimo volo sia davanti alle arnie ma soprattutto le arniette che avevo fatto con quattro favi di covata ciascuna, si vedono parecchi fuchi che entrano ed escono con i loro occhioni assatanati, provate voi a beccare una femmina che vola a quella velocità.

Le regine nuove potrebbero essere già nate, non vorrei disturbarle, aspetterei ancora una settimana prima di trasferire le famigliole nelle arnie di legno, altrimenti sono troppo strette nell’arnietta, però non aspetterei tanto perché il polistirolo scalda molto a mio avviso e le api lo distruggono per creare fori di areazione.

Preferisco fare i nuovi alveari nelle arniette di polistirolo perché c’è meno spazio, l’entrata è più piccola e le api i cui favi provengono da diversi alveari, non si sono ancora identificate come famiglia, non hanno ancora acquisito il loro odore del loro alveare, potrebbero non riuscire a difendere bene l’entrata e l’interno da eventuali tentativi di saccheggio di altri alveari (anche se il rischio è basso, perché le api hanno tanti fiori in questo periodo, preferisco non correrlo).

Le api stanno raccogliendo un po’ di miele di acacia, ma nella bassa friulana sotto alla statale Codroipo Palmanova ci sono pochi alberi di questa essenza ed è difficile averne un raccolto, andrà ad arricchire il millefiori.

Non ho aperto gli alveari, il dubbio che le celle reali fossero di sostituzione e non di sciamatura mi fa propendere per lasciar fare alle api. L’apiario sarebbe da controllare ogni sera, però, alla ricerca di eventuali sciami.

Oggi ho dedicato un paio d’ore al lavaggio di fino della sala smielatura, ed alla riorganizzazione del materiale.

Lavori delle api: nutrizione

Per non perdere le api per fame a fine inverno, diciamo come assicurazione, di solito metto mezzo pacco di zucchero candito per alveare, di solito circa a Natale ma quest’anno l’ho fatto solo a metà febbraio, oggi, il giorno prima di San Valentino (siccome avevo freddo alle mani mi era anche caduta la fede nel prato… per fortuna che l’ho ritrovata). Circa 1,2 kg. di zucchero candito per alveare. Questo zucchero viene consumato dalle api per allevare la nuova generazione oppure per nutrirsi in attesa delle fioriture se avessero carenza di scorte di miele. Non c’è pericolo che questo zucchero finisca nel miele perché non ci sono i melari sopra agli alveari, verranno messi solo nei primi giorni di aprile qui da me nella bassa friulana.

Ho levato i tappi di lamiera copri alveari, tolto i giornali che avevo messo per coibentazione, verificato dal foro superiore che ci fossero api, in uno non si vedeva niente, ho dato una leggera soffiata e un’ape è uscita ronzando lasciandomi la speranza che ci siano abbastanza api, l’ultimo della fila allo stesso trattamento invece non dava nessun rumore, allora l’ho aperto del tutto per constatare totale assenza di api, ho poi inserito sopra agli alveari viventi il mezzo pacco di candito dopo averlo forato, rimesso i giornali, chiuso il coprifavo e sopra di esso il tappo ed una bella pietrona per evitare danni da vento.

Poi ho preso in braccio la casetta senza api, caricata in automobile a 100 metri di distanza, accipicchia quanto pesava, dovevo portare il carrellino, e l’ho riportata a casa.

Quindi siamo, se tutto va bene, a sei alveari. Un dubbio mi rimane solo su quello dove non si vedeva il glomere di api, ma il gruppone di api poteva essere anche laterale invece che centrale e quindi fuori vista, non me la sono sentita di aprire con questo clima fresco alle ore 16.