Visita api del 6 maggio

Prelevati 6 telaini di miele da un alveare (speriamo di fare quei 5 chili di miele! eheh).

La colza è sfiorita quasi ovunque, sta iniziando a fiorire il rovo di bosco in grande quantità e qualche raro albero di Robinia.

Le regine dei nuclei dovrebbero essere nate, la verifica della riuscita sarà possibile verso il 15 maggio quando dovrebbe esserci covata se la regina sarà stata adeguatamente fecondata e rientrata indenne nel nucleo.

Tempo molto piovoso in questi 15 giorni, ma quasi ogni giorno ci sono state delle pause di sole o quantomeno di assenza di pioggia.

Situazione a partire da sinistra

  1. sciame che avevo fatto con 4 telaini, non c’è covata, ben popolato vista una bella regina ligustica, trasferito dall’arnia di polistirolo in quella di legno, aggiunti dei fogli cerei per la covata nuova.
  2. alveare anno precedente, salite a melario, non ha ancora prodotto, era quello dove avevo lasciato la grossa cella reale
  3. alveare anno precedente, prodotto i 6 telaini di miele primaverile, messo il secondo melario
  4. alveare anno precedente, salite a melario, devo mettere il secondo melario
  5. alveare anno precedente, assenza di api nel melario, nervosismo, da visitare per verifica presenza delle regina
  6. nuovo nucleo su arnietta, fatto con due telaini, aggiunti due fogli cerei, non verificata presenza di regina e covata
  7. nuovo nucleo su arnietta, fatto con due telaini, aggiunti due fogli cerei, non verificata la presenza di regina e covata.

Mi devo ricordare di verniciare le arnie vecchie prima di trasferire i nuclei tra un mesetto, il legno è abbastanza usurato e si gonfiano con la pioggia e diviene difficile estrarre i telaini.

Avevo intenzione di usare dei distanziatori Campero ma ho letto su vari forum che lo spazio d’ape degli alveari selvatici è inferiore. Ho verificato che gli alveari in uso, quindi dove le api sono vissute meglio (cioè non sono morte) sono quelli acquistati dal Consorzio Agrario del FVG, mi sorge il dubbio che le misure o la tipologia di legno siano più favorevoli alle api, se non sbaglio dovrebbero essere della Quarti (di una decina-quindicina di anni fa almeno), i fondi rimovibili sono in metallo.

La vespa velutina, relazione al convegno degli apicoltori di Udine

La vespa velutina è un calabrone asiatico che si sta diffondendo in Europa, è estremamente dannoso per le api da miele, api selvatiche, mangiatrice di frutta e pericolosa per l’uomo essendo parecchio aggressiva.

A differenza del calabrone nostrano preda maggiormente le api ed è più aggressiva con chi si avvicini al nido, attaccando in maggiore numero.

Non so se abbiate esperienza di vespa crabro, non è un animale molto simpatico neanche a me che ho iniziato come amante delle vespe prima che delle api, ne ebbi un giovanile innamoramento quando da piccolo la mamma estirpò dalla veranda un nidino di vespa (osservai la fantastica simmetria e quelle larvette così dipendenti dalla loro mamma che sarebbero sicuramente morte se non nutrite, anch’esse con una forma esagonale). Ritornando all’argomento se ci si avvicina ad un nido della nostrana vespa crabro un paio di guardiane iniziano a guardarti torve con aria per niente rassicurante, se vai troppo vicino ti attaccano inseguendoti per un bel pezzo, anche se corri velocemente (esperienza capitatami da piccolo, per fortuna che ero una scheggia).

La vespa velutina sta iniziando ad avanzare dalla Liguria verso il resto dell’Italia dopo aver invaso completamente la Francia, la costa della Spagna ed essere giunta anche in Inghilterra (euro o non euro).

C’è un progetto italiano finanziato dalla Comunità Europea per combattere questa vespa, potete leggere su: http://www.vespavelutina.eu.

E’ importante che si crei una rete di osservatori che mettano delle trappole auto-costruite con bottiglie riempite di birra che attirano le vespe e facciano sapere ai referenti di questo progetto se si reperiscono vespe velutine ed anche se non si reperiscono.

Non penso che si riuscirà a eliminare la specie di insetti nociva, alla fin fine gli insetti vincono sempre, ma almeno si può provare a contenerla.

In caso di grosse infestazioni di queste vespe davanti agli alveari si può usare un saldatore a gas per eliminarne un poche con il fuoco, perché altrimenti distruggono l’alveare.

E’ interessante il fatto che nelle zone agricole le vespe velutine si nutrono di 30% di api domestiche, mentre nelle periferie urbane dove non ci sono altri insetti anche di un 100% di api.

Delle api mangiano solo i muscoli di volo, che sono la parte proteica dell’ape.

Apicoltura, ultimo raccolto e inizio dei trattamenti contro l’acaro

Ho raggiunto l’apiario alle 18 dopo il lavoro perché dovevo fare il trattamento contro l’acaro. Lo faccio assolutamente ogni anno entro il 15 agosto (poi finisce che lo faccio il 18).
Prima è stato necessario togliere i melari, mi ero attrezzato con le tavolette apiscampo pensando che le api non avessero raccolto altro miele e che anche se lo avessero raccolto ormai sarebbe stato mangiato dalle stesse.
“Sfortuna” ha voluto che sette melari fossero pieni e ho dovuto spazzolare via le api telaio per telaio, 7 per 9 telaini ciascuno, ci vuole parecchio tempo, la posizione è scomoda (i professionisti hanno dei soffiatori per api) e si rimedia sempre qualche puntura, in particolare ai piedi se non si hanno gli stivali.

Negli alveari che non avevano raccolto ho solo sollevato i melari dal nido e in mezzo ho aggiunto l’apiscampo che induce le api a lasciare i melari; così con calma la prossima volta potrò togliere senza spazzolare le api.
Poi ho messo in ciascun alveare, nel nido, l’apistan che è un farmaco veterinario in strisce siliconiche che si mettono tra i telaini del nido stesso, visto che le strisce si vendono a gruppo di dieci  ho messo una striscia ciascuno in due alveari deboli e delle tavolette di apilife var in quell’alveare che mi rimaneva (totale siamo a 12). L’apistan rimane nell’alveare 6-8 settimane, le tavolette invece vanno cambiate almeno ogni 15 giorni.

Ho poi trovato un alveare saccheggiato dagli altri (probabilmente sciamato e poi non è riuscito a rifarsi la regina), ho tolto tutti i telaini perché altrimenti le tarme della cera distruggerebbero anche il legno dell’alveare e ho riposto nel capanno la casetta.

 Le api erano abbastanza buone se si eccettua una casetta che aveva tre melari pieni di api arrabbiate, l’ho lasciata per ultima, poi ho sparso i tre melari uno qua ed uno là sopra alle altre casette, ho aspettato una mezz’ora passando il tempo addentando un paio di mele Golden un po’ crude raccolte da un albero e poi ho spazzolato anche questi tre melari, le api si calmano sempre quando vengono separate dal grosso dell’alveare.
Caricare i melari in auto, ho finito che erano le 20.30.
Poi 40 minuti di auto e scarica tutto in sala smielatura .
Dev’essere miele di castagno, densissimo, non c’è umidità .
Spero di fare 50 chili, salverei la stagione, dopo i soli 15 di acacia.

Sono molto contento per il finale di stagione.

La stagione piovosa sarà stata poco produttiva ma le api erano molto belle, mi sembrano più grandi che gli scorsi anni ed anche più numerose, si vede che hanno avuto parecchio polline.

Adesso mi manca nell’ordine, una mattina per smielare, un paio di viaggetti per dare da bere un po’ di acqua e zucchero alle api così da incentivarle a covare, e poi un ultimo viaggio per togliere le striscie e visitare gli alveari.

Fotografie con lo smartphone nel bosco, fiori e compagnia

Panoramica dalla bassa friulana durante gita in bicicletta del sabato, fotografie con lo smartphone per momentaneo decesso dell’obiettivo della macchina fotografica reflex causa urto di bambino più veloce della luce mentre fotografavo la partita di calcio. (formato del post: agenzia di stampa).

Latrea squamata, non ha foglie, solo il fiore, perchè parassitizza le radici degli alberi.

Due dei primi funghi, non saprei dire se siano commestibili, nel dubbio mi sono astenuto dal raccoglierli .

Palazzo in stile Bauhaus Udine Nord

Ho scattato questa fotografia con il telefonino smartphone, il risultato erano delle linee cadenti incredibili, l’obiettivo è quello che è, ma ho eliminato il difetto con un programma di fotoritocco, ciò senza usare obiettivi decentrabili dal costo di migliaia di euro, come sarebbe stato necessario prima dell’avvento della fotografia digitale (a dir la verità ai professionisti dell’immagine tali obiettivi servono ancora per ottenere la massima qualità ).
Qualche altra piccola modifica e, una volta ridotte le dimensioni in modo che il file si apra velocemente, eccovi il risultato (su flickr si dovrebbe vedere meglio), e sembrerebbe proprio un palazzo berlinese come il famoso palazzo Bauhaus:

palazzo

La magnolia gigante, San Giorgio di Nogaro (Ud)

Nei pressi del campo da calcio in erba sintetica di San Giorgio di Nogaro c’è questa vecchissima magnolia.
Ha dei bellissimi rami su cui ci si potrebbe arrampicare facilmente fino alla cima, come quando eravamo bambini.

Ho scattato questa fotografia con il cellulare mentre assistevamo alla partita di calcio di nostro figlio, in una di quelle rare giornate assolate di questa fine inverno, ma ventosa, ve lo assicuro!
Le modifiche alla fotografia originale sono state fatte con il programma di editing del cellulare stesso (LG P-700).