Tutelare il prato stabile oltre al bosco

Mi spiace notare che tutti sono convinti che solo il bosco sia natura selvaggia ed invece ho letto un articolo scientifico che spiega che sono più utili agli animali i prati stabili, nutrono di più, permettono, in termini scientifici, una maggiore biomassa per superficie, cioè maggiore quantità di animali cosa bella sia per il naturalista sia per il cacciatore.
I boschi negli ultimi anni sono cresciuti in estensione per abbandono di terreni agricoli, dei pascoli e perché nessuno più raccoglie il fieno, ciò in particolare nelle zone di montagna.
I prati stabili o sono stati trasformati in seminativi in pianura mentre in montagna non venendo falciati regolarmente si sono trasformati in boschi.
Sia il bosco che il prato stabile intrappolano l’anidride carbonica limitando così gli effetti del riscaldamento globale.
Con ciò non me ne vogliano coloro che tutelano i boschi, ma fate un pensierino anche ai prati stabili.
Per quanto riguarda le api, oggetto di questo blog, preferiscono avere una giusta combinazione di alberi e prati stabili in modo da avere da mangiare tutto l’anno. Prendiamo ad esempio il Collio friulano, e non ci fossero dei prati le api avrebbero da mangiare nei boschi solo fino a giugno quando finisce la fioritura del castagno, infatti in aprile c’è il tarassaco in mezzo ai vigneti, in maggio l’acacia, subito dopo ci sono il tiglio e il castagno e poi viene la stagione secca dove si trova poco nettare e polline solo nei prati.

Sono contrario alla fecondazione artificiale delle api regine

Leggo su l’Apis di maggio 2017 un entusiasta articolo sulla fecondazione artificiale delle api regine.
Non vorrei criticare la bella rivista, che dopotutto pubblica tutti gli argomenti, ma sono contrario alla fecondazione artificiale delle regine.
Oltre ai tratti positivi si rischia di selezionare api regine che non compiano bene il volo di fecondazione, visto che nella fecondazione artificiale il volo non è necessario. C’è il rischio di creare un animale che non si riproduce più in natura ma solo artificialmente, danneggiando peraltro anche chi selezioni naturalmente le regine, casomai si accoppiassero con i maschi di queste regine artificiali si porterebbero in casa caratteristiche indesiderate.
Ci si ricordi del baco da seta, innumerevoli anni di selezione artificiale hanno reso le farfalle incapaci di volare.
Non è detto che se le api regine diventassero incapaci di volare sarebbero in grado di accoppiarsi negli alveari.
Inoltre riproducendo per passione dei gechi leopardini ho notato che selezionando l’albinismo si ottengono gechi più piccoli e c’è una maggiore mortalità nell’uovo o appena usciti.
Da una ventina di anni riproduco le mie api solo con spostamento di favi e celle reali dalle altre mie famiglie, non sempre ciò succede, quando ha piovuto molto nel periodo del volo di fecondazione ho perso tutte le regine dei nuclei.
Visto che parlavo della rivista l’Apis ho trovato molto interessante l’articolo sulle morie di api, in effetti con la mia esperienza di sopravvivenza 100% posso concordare con la conclusione finale, quindi che causa il riscaldamento globale e la distruzione degli habitat (le api dipendono più dai prati stabili che dai boschi) si siano salvate le api che abbiano avuto a disposizione una fonte pollinifera a fine stagione oppure a inizio primavera.

Visita alle api del 28/5/2017

Ho trasferito i due nuclei nuovi nelle arnie di legno che avevo ristrutturato i giorni scorsi.
Li avevo fatti asportando due telaini e celle reali dai 4 alveari che avevano passato l’inverno (tutti vivi) e adesso ho verificato la regolare fecondazione con la presenza di covata da operaia, due telaini di covata compatta ed il terzo costruito.
Ho aggiunto altri tre telaini nuovi per nucleo.
La famiglia a fianco è su tre telaini evidentemente si deve essere rifatta la regina, per volontà, per morte della stessa o per mio errore nel prelevarla assieme ai favi, a spanne direi che è morta.
Le api mi sembravano un po’ nervose, non aggressive ma irritate, ho comunque fatto il trasferimento senza usare l’affumicatore.
Avevo dovuto sostituire due favi del nido che si erano rotti per troppo miele durante una visita, siccome il miele era cristallizzato li ho fatti fondere nella sceratrice ed ho recuperato circa 4 kg di miele che sto restituendo ai due nuclei nuovi. Il nutritore da 1 kg è stato consumato in 24 ore, domani lo riempirò.
In laboratorio ho smielato circa 5 kg di miele che nel giro di 5 giorni ha cristallizzato, trattasi del miele di colza.

La manutenzione delle arnie vecchie è molto interessante

Ho di molto ridotto il numero di famiglie di api, una decina abbondante di anni fa ne ebbi più di venti arrivando a produrre 1.200 kg di miele (smielando tutti i sabati e domeniche dell’estate per la disperazione della moglie) erano i bei tempi belli dell’acacia (due tre melari per alveare, un sogno oggi), castagno e melata.
Ora con meno di dieci alveari stanziali in zona dove l’acacia non c’è, ho fatto un po’ di pulizia delle arnie vecchie, quelle bucate sono state smaltite, ho poi pulito un paio di quelle salvabili.
Per pulire la griglia sotto l’alveare dalla propoli è sufficiente grattarla energicamente con la leva da apicoltore, correndo nelle corsie stando attenti a non smagliare troppo la rete metallica e a non tagliarsi con le parti metalliche.
Facendo ciò ho notato delle cose:
– più è alto il vassoio di fondo e più le api propolizzano la griglia, in particolare nelle arnie con il cosiddetto fondo Comaro che era di plastica e non di metallo come va per la maggiore oggi;
– è una bella cosa che la griglia del fondo sia staccabile e non incastrata nel legno, la manutenzione diviene più facile;
– se l’attacco posteriore della rete è ballerino le api propolizzano fortemente la rete per proteggersi da accessi indesiderati;
– le spalle fanno molto male la notte dopo aver grattato le reti a mano!
Aneddoto, un vicino di casa scherzando mi ha detto di non fare rumore che si svegliano i bambini, ho quindi risposto che i bambini odierni non dormono più il pomeriggio, eheh.
Una vespula germanica aveva iniziato il nido in un’arnia ed era assai seccata dell’eliminazione della sua casetta nuova, comunque non aveva ancora deposto uova, che si trovi un altro posto, interessante il fatto che riuscisse a costruire il nido malgrado la presenza di ragni di una certa dimensione (sfattati anche loro), si vede che si difende (non so perché in certi periodi ho la fobia dei ragni e altre volte non mi fanno alcun effetto, come oggi). bambini delle elementari non sanno distinguere le api dalle vespe, per loro ogni insetto che vola e che sembra pungente è un’ape. Quegli insetti che fanno i nidi nei portoni, nelle inferriate, nei cancelli, nelle buchette delle lettere, gialli e neri dal corpo stretto e allungato sono vespe (polistes), se fossero api sarebbero in numero enormemente superiore, li pareggiano solo i nidi delle vespule germanica, crabro e simili, che però raggiungono un gran numero di componenti solo in tarda estate, orientativamente in luglio e agosto.
Fioriture di fine maggio da me ci sono camomilla, papaveri e inizia il rovo.

Visita api del 6 maggio

Prelevati 6 telaini di miele da un alveare (speriamo di fare quei 5 chili di miele! eheh).

La colza è sfiorita quasi ovunque, sta iniziando a fiorire il rovo di bosco in grande quantità e qualche raro albero di Robinia.

Le regine dei nuclei dovrebbero essere nate, la verifica della riuscita sarà possibile verso il 15 maggio quando dovrebbe esserci covata se la regina sarà stata adeguatamente fecondata e rientrata indenne nel nucleo.

Tempo molto piovoso in questi 15 giorni, ma quasi ogni giorno ci sono state delle pause di sole o quantomeno di assenza di pioggia.

Situazione a partire da sinistra

  1. sciame che avevo fatto con 4 telaini, non c’è covata, ben popolato vista una bella regina ligustica, trasferito dall’arnia di polistirolo in quella di legno, aggiunti dei fogli cerei per la covata nuova.
  2. alveare anno precedente, salite a melario, non ha ancora prodotto, era quello dove avevo lasciato la grossa cella reale
  3. alveare anno precedente, prodotto i 6 telaini di miele primaverile, messo il secondo melario
  4. alveare anno precedente, salite a melario, devo mettere il secondo melario
  5. alveare anno precedente, assenza di api nel melario, nervosismo, da visitare per verifica presenza delle regina
  6. nuovo nucleo su arnietta, fatto con due telaini, aggiunti due fogli cerei, non verificata presenza di regina e covata
  7. nuovo nucleo su arnietta, fatto con due telaini, aggiunti due fogli cerei, non verificata la presenza di regina e covata.

Mi devo ricordare di verniciare le arnie vecchie prima di trasferire i nuclei tra un mesetto, il legno è abbastanza usurato e si gonfiano con la pioggia e diviene difficile estrarre i telaini.

Avevo intenzione di usare dei distanziatori Campero ma ho letto su vari forum che lo spazio d’ape degli alveari selvatici è inferiore. Ho verificato che gli alveari in uso, quindi dove le api sono vissute meglio (cioè non sono morte) sono quelli acquistati dal Consorzio Agrario del FVG, mi sorge il dubbio che le misure o la tipologia di legno siano più favorevoli alle api, se non sbaglio dovrebbero essere della Quarti (di una decina-quindicina di anni fa almeno), i fondi rimovibili sono in metallo.

La selezione dell’ape carnica in Slovenia, relazione al convegno apicoltori di Udine 2017

Ho apprezzato molto questo intervento perché sono appassionato di selezione degli animali.

In Slovenia, differentemente che da noi, è vietata l’importazione di ecotipi di api diversi dall’ape Carnica (noi abbiamo la ligustica in gran parte dell’Italia). Inoltre gli apicoltori sono molto più coesi, così che chi avesse bisogno di sciami o regine li trova nelle vicinanze e quindi è difficile che assieme alle api arrivino nuove malattie delle stesse o altri insetti parassiti delle api.

La selezione viene attuata principalmente per quella che chiamano  VSH capacità di pulizia, nel senso di capacità delle api stesse di distruggere le cellette più infestate dall’acaro varroa (si noteranno nelle covate una certa percentuale di celle aperte con larve morte, da non confondersi con malattie, attenzione però questo tipo di selezione deve essere effettuato in estate e non in primavera quando non è molto efficace). Per vedere bene se le api hanno questa capacità di pulizia è preferibile avere fondi degli alveari a rulli invece che a rete, altrimenti non vedremo sul fondo il risultato della pulizia (ottimale sarebbe verificare la presenza di pezzi di larve e acari non adulti).

Dopo 10 anni di selezione hanno ottenuto che 12 arnie su 26 abbiano la capacità di pulizia, più o meno 1/3, penso che il cammino sarà ancora lungo e sarà praticabile solo se gli apicoltori saranno coesi nel rispettare quanto previsto dai consorzi.

Inoltre:

  • il colore delle api deve essere marrone e non nero;
  • le api devono essere calme e poco aggressive, l’apicoltura deve essere piacevole non un supplizio, l’apicoltore deve poter lavorare a mani nude e senza maschera (dovrò comprare delle regine nuove, nelle mie, che in una decina di anni di non selezione sono diventate cattivissime, non riesco a lavorare neanche con la maschera…)
  • la covata deve essere compatta

Se si vogliono selezionare le api migliori bisogna curare particolarmente i fuchi, che sono coloro che portano lontano il materiale genetico. Bisogna produrre tanti e grossi fuchi dagli alveari ritenuti migliori nel periodo di riproduzione delle regine. Inoltre avendo pochi fuchi si selezionano varroe maggiormente propense a infestare la covata di operaia.

Il relatore ha anche fatto un’interessante considerazione sui metodi di gestione delle api, seppure in un formato di arnia diverso da quello italiano, ad esempio che 1/3 del telaino di nido debba essere pieno di miele e che si deve permettere alle api di fare celle di miele alte, gli apicoltori capiranno cosa intendo, da noi si vendono parecchi alveari con i favi troppo stretti, anche io ne ho alcuni e vedo che le api non ci si trovano bene, tant’è che li ho messi in disuso.

 

 

La vespa velutina, relazione al convegno degli apicoltori di Udine

La vespa velutina è un calabrone asiatico che si sta diffondendo in Europa, è estremamente dannoso per le api da miele, api selvatiche, mangiatrice di frutta e pericolosa per l’uomo essendo parecchio aggressiva.

A differenza del calabrone nostrano preda maggiormente le api ed è più aggressiva con chi si avvicini al nido, attaccando in maggiore numero.

Non so se abbiate esperienza di vespa crabro, non è un animale molto simpatico neanche a me che ho iniziato come amante delle vespe prima che delle api, ne ebbi un giovanile innamoramento quando da piccolo la mamma estirpò dalla veranda un nidino di vespa (osservai la fantastica simmetria e quelle larvette così dipendenti dalla loro mamma che sarebbero sicuramente morte se non nutrite, anch’esse con una forma esagonale). Ritornando all’argomento se ci si avvicina ad un nido della nostrana vespa crabro un paio di guardiane iniziano a guardarti torve con aria per niente rassicurante, se vai troppo vicino ti attaccano inseguendoti per un bel pezzo, anche se corri velocemente (esperienza capitatami da piccolo, per fortuna che ero una scheggia).

La vespa velutina sta iniziando ad avanzare dalla Liguria verso il resto dell’Italia dopo aver invaso completamente la Francia, la costa della Spagna ed essere giunta anche in Inghilterra (euro o non euro).

C’è un progetto italiano finanziato dalla Comunità Europea per combattere questa vespa, potete leggere su: http://www.vespavelutina.eu.

E’ importante che si crei una rete di osservatori che mettano delle trappole auto-costruite con bottiglie riempite di birra che attirano le vespe e facciano sapere ai referenti di questo progetto se si reperiscono vespe velutine ed anche se non si reperiscono.

Non penso che si riuscirà a eliminare la specie di insetti nociva, alla fin fine gli insetti vincono sempre, ma almeno si può provare a contenerla.

In caso di grosse infestazioni di queste vespe davanti agli alveari si può usare un saldatore a gas per eliminarne un poche con il fuoco, perché altrimenti distruggono l’alveare.

E’ interessante il fatto che nelle zone agricole le vespe velutine si nutrono di 30% di api domestiche, mentre nelle periferie urbane dove non ci sono altri insetti anche di un 100% di api.

Delle api mangiano solo i muscoli di volo, che sono la parte proteica dell’ape.