Pianificazione su 10 alveari

Mi sono fatto l’idea che molti pensino all’apicoltore come ad una persona che raccoglie il miele senza tanto pensare, abbastanza facilmente e api permettendo.

Non è così.

Come tutte le attività richiede una programmazione sulla base dell’esperienza fatta e sulle nuove esperienze che ci si arrischia a compiere.

Vi faccio un esempio sui miei 5 alveari completi e i miei 5 nuclei tardivi dell’anno scorso. Gli alveari sono quelli che l’anno scorso stavano su 9-10 favi da nido. I nuclei invece sono stati ottenuti da divisione degli alveari e ne contano meno di 5. I nuclei a primavera del loro secondo anno di vita si sviluppano più lentamente, ma hanno il vantaggio di giungere più tardi al raccolto rischiando di meno la sciamatura. Allora nel mio clima posso mettere subito i melari agli alveari per raccogliere miele precoce come il tarassaco e ciliegio, pesco e fruttiferi in generale, ma non solo, essendo sviluppati devo togliere telaini di covata settimanalmente per evitare la sciamatura che azzererebbe la produzione. Da questi favi in soprannumero si faranno dei nuovi nuclei, oppure api regine. Da me fino ad una decina di anni fa da un nucleo di aprile su due favi semplicemente tolti ad un alveare si poteva giungere in produzione in luglio ma ora non è più possibile, l’ambiente è stato deteriorato e c’è il riscaldamento del clima. È necessario maggiore lavoro, è necessario fare prima la regina e poi il nucleo. Altrimenti la nuova colonia di api non ce la fa a riprendersi per tempo ma neanche a sopravvivere senza nutrizione artificiale, almeno per gli stanziali come me che hanno le api per hobby e non per lavoro principale. Gli apicoltori nomadisti professionali hanno condizioni più favorevoli visto che seguono tante fioriture, ma hanno anche tanto lavoro in più.

Altra alternativa, per me, sarebbe dare i favi in soprannumero delle famiglie ai nuclei, effettuando il cosiddetto bilanciamento della covata, così facendo manderei tutte le colonie in produzione assieme, ma anticiperei troppo lo sviluppo e dovrei visitare tutte le 10 famiglie settimanalmente per un mese e dal 20 aprile ogni 5 giorni, altrimenti sciamerebbero tutte, soprattutto in caso di pioggia. In caso di caldo e siccità sciamano molto meno, ma il tempo è imprevedibile.

Si veda cosa è successo nel 2019, ha piovuto tutto aprile fino a oltre metà maggio azzerando la produzione di miele primaverile ma non solo, se non avessi nutrito le famiglie le avrei perse. Quell’anno anche io ho scelto di spostare le api, sul castagno, altrimenti non avrei raccolto nulla.

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