26/03/2021 primi salassi di covata

Alveare 1, bene covata, bene scorte, tolto un telaino di covata e inserito un foglio cereo.

Alveare 2, covata su dieci telaini, tolti e sostituiti 2.

Alveare 3 non sviluppato su 9 favi tolto un telaino.

Alveare 4 non ho trovato la regina, da rivedere. Ottime scorte covata non estesissima.

Nessuno con celle reali. Tempo molto secco e ventoso, caratteristica frequente a marzo negli ultimi anni. Le api stanno raccogliendo o spostando le scorte al decimo telaino.

Con i tre telaini ho fatto un nucleo. Se non si farà la regina lo userò per rinforzo sull’acacia. O anche prima su un nucleo 2020 debole. Su tutti e 4 gli alveari ho visto abbastanza fuchi schiusi che giravano.

Sui 5 alveari forti ho messo il melario, anche se non raccolgono si ottiene l’effetto di meno api e peso nel nido quando si visita e minor propensione alla sciamatura.

Ho provato la pinza per telaini e la trovo molto utile. Però non usatela sul primo telaino.

21/03/2021 le api stanno pulendo il decimo telaino

Come vi dicevo l’anno scorso avevo segnato sull’agenda 2021 per il 20 marzo di “mettere i melari anche se fa freddo”. Ciò per la buona produzione 2020.

Non ho però messo i melari perché c’era troppo freddo, sotto ai 10 gradi ieri e minime attorno allo 0. Non ho potuto neanche fare la visita del sabato perché c’era un forte vento.

Oggi ho fatto la visita. Il microclima in apiario, protetto dal bosco a nord, è migliore rispetto a casa. 14 gradi contro 9 e assenza di vento. La visita non è stata completa, ho solo osservato la popolazione di api dall’alto e estratti i due telaini laterali per verificare le scorte di miele.

Ho iniziato ad aprire i nuclei dell’anno scorso che hanno avuto parecchie vicissitudini. L’anno scorso causa lockdown non si trovavano più i fogli cerei e ho dovuto inserire solo le cornici di legno, che le api hanno costruito tardi e molto lentamente, e quindi con pochissima covata. I nuclei sono su circa 3 telaini. È nata un po’ di covata e l’aspetto della famigliola è più compatto e unito malgrado la gelata notturna. Ho comunque dato loro da mangiare perché stiano calde. Per l’acacia, tra un mese, dovrebbero essere pronte. Siccome le porterò a 40 chilometri da casa non so se avrò il tempo di visitarle settimanalmente. Quindi è preferibile che siano poco sviluppate. Come vi dicevo per me è un hobby e sono parecchio impegnato nel mio lavoro vero.

Le sei arnie forti stanno pulendo i telaini laterali, segnale che sentono un grosso raccolto in arrivo. Sono tutte su 8-10 telaini di api, appena le temperature notturne saranno sui 10 gradi sarà necessario mettere i melari per dare spazio alla grande popolazione di api. Potrò asportare qualche telaino per fare nuove famiglie, previo controllo che stiano nascendo i primi maschi, perché altrimenti corriamo il rischio della mancata fecondazione delle regine. Le famiglie non stanno costruendo i nuovi favi con foglio cereo inseriti la scorsa settimana, perché si sono ristrette a scaldare la covata.

Bisogna controllare i supporti delle arnie, chiedersi: il legno dei supporti è sano?

Altra necessità è tagliare l’erba e pulire il bordo del bosco dai rovi che si protendono prepotentemente verso l’apiario e il campo coltivato a cereali vernini.

20/03/2021 mettere il melario?

ore 12.00 – Sull’agenda l’anno scorso avevo scritto per la giornata odierna: “mettere i melari anche se fa freddo”.

Ma in questi giorni oltre a un forte vento ci sono e sono previste temperature da minime zero a massimo 12 gradi.

C’è il rischio, mettendo il melario quando c’è un duraturo ritorno di freddo, di perdere parte della covata che verrebbe abbandonata dalle api tornate in glomere invernale.

Il rischio del non mettere il melario alle famiglie forti è che se le previsioni di settimana fredda non si avvereranno il nido verrà completamente intasato dal miele di fruttiferi, e quindi, paradossalmente avrete minore covata per mancanza di spazio. Inoltre con telaini pieni di miele e pesanti nel nido diverrà difficoltoso effettuare le visite complete sugli alveari.

Comunque oggi c’era troppo vento freddo e in queste condizioni io non consiglio di visitare le api per non far patire loro sbalzi di temperatura e nervosismo per le folate di vento. Il nervosismo genera disorganizzazione nelle api.

Domani però dovremo verificare i nuclei tempo permettendo, c’è troppo rischio che esauriscano le scorte di miele. E bisogna prestare attenzione anche alle famiglie forti, tante api mangiano tanto se fa freddo.

Ore 16.00 le temperature sono in picchiata, ci sono 5 gradi ventosi. Ho fatto bene, sono molto soddisfatto della scelta.

Pianificazione su 10 alveari

Mi sono fatto l’idea che molti pensino all’apicoltore come ad una persona che raccoglie il miele senza tanto pensare, abbastanza facilmente e api permettendo.

Non è così.

Come tutte le attività richiede una programmazione sulla base dell’esperienza fatta e sulle nuove esperienze che ci si arrischia a compiere.

Vi faccio un esempio sui miei 5 alveari completi e i miei 5 nuclei tardivi dell’anno scorso. Gli alveari sono quelli che l’anno scorso stavano su 9-10 favi da nido. I nuclei invece sono stati ottenuti da divisione degli alveari e ne contano meno di 5. I nuclei a primavera del loro secondo anno di vita si sviluppano più lentamente, ma hanno il vantaggio di giungere più tardi al raccolto rischiando di meno la sciamatura. Allora nel mio clima posso mettere subito i melari agli alveari per raccogliere miele precoce come il tarassaco e ciliegio, pesco e fruttiferi in generale, ma non solo, essendo sviluppati devo togliere telaini di covata settimanalmente per evitare la sciamatura che azzererebbe la produzione. Da questi favi in soprannumero si faranno dei nuovi nuclei, oppure api regine. Da me fino ad una decina di anni fa da un nucleo di aprile su due favi semplicemente tolti ad un alveare si poteva giungere in produzione in luglio ma ora non è più possibile, l’ambiente è stato deteriorato e c’è il riscaldamento del clima. È necessario maggiore lavoro, è necessario fare prima la regina e poi il nucleo. Altrimenti la nuova colonia di api non ce la fa a riprendersi per tempo ma neanche a sopravvivere senza nutrizione artificiale, almeno per gli stanziali come me che hanno le api per hobby e non per lavoro principale. Gli apicoltori nomadisti professionali hanno condizioni più favorevoli visto che seguono tante fioriture, ma hanno anche tanto lavoro in più.

Altra alternativa, per me, sarebbe dare i favi in soprannumero delle famiglie ai nuclei, effettuando il cosiddetto bilanciamento della covata, così facendo manderei tutte le colonie in produzione assieme, ma anticiperei troppo lo sviluppo e dovrei visitare tutte le 10 famiglie settimanalmente per un mese e dal 20 aprile ogni 5 giorni, altrimenti sciamerebbero tutte, soprattutto in caso di pioggia. In caso di caldo e siccità sciamano molto meno, ma il tempo è imprevedibile.

Si veda cosa è successo nel 2019, ha piovuto tutto aprile fino a oltre metà maggio azzerando la produzione di miele primaverile ma non solo, se non avessi nutrito le famiglie le avrei perse. Quell’anno anche io ho scelto di spostare le api, sul castagno, altrimenti non avrei raccolto nulla.

14.03.2021

Appena arrivato sul campo, scaricato il materiale, iniziato a lavorare, ricevuto chiamata della moglie che sta arrivando un tornado…

Ovviamente arriva un diluvio ventosissimo.

Fuga precipitosa.

Nutriti nuclei dell’anno scorso. Quelli inarniati sono molto in arretrato, perché hanno dovuto far fronte a maggiore freddo rispetto a quelli nell’arnietta di polistirolo.

Nota per la prossima, due avevano ancora un goccetto di candito e quindi ricontrollare. I nuclei devono essere visti in prospettiva per l’acacia di fine aprile o alla peggio per il tiglio castagno di metà fine maggio.

13/03/2021 si inizia ad allargare

Questa mattina ho preparato una quindicina di telaini da nido con foglio di cera nuova da inserire negli alveari per il ricambio sanitario dei favi vecchi. Durante la visita settimanale potrebbero essere necessari sia per ricambio sia per allargare le famiglie che pensavo di aver ristretto a settembre.

Nei primi 5 alveari non è stato necessario alcun intervento in quanto sono già pronti per il melario. Si vede nei telaini laterali l’inizio del raccolto di miele, sono fioriti i susini selvatici e qualche fiore di prato. Si poteva sostituire qualche favo vecchio ma avrebbero consumato troppe scorte per costruire i nuovi fogli cerei, con il rischio di farle andare in crisi nel caso di improvvisi e imprevedibili ritorni di freddo. Questa valutazione non è facile, anche dopo tanti anni di apicoltura ci si pone il dubbio: ho fatto bene? anche se poi l’esperienza in effetti giova e le scelte sono quasi sempre giuste. Queste famiglie non le avevo ristrette perché sono troppo cattive. Ma produttive e sane, di questi tempi duri per le api non si può essere schizzinosi. L’importante è sopravvivere, anche se perigliosamente. La natura non fa sconti a nessuno, animale o uomo. Non ho messo il melario per consentire un primo accumulo di scorte e per tenere calda la prima grande covata. La prossima domenica sarà mettere gli alveari a nido ristretto e con melario. Freddo o non freddo, malgrado il rischio bisogna farlo perché in caso di ritardo ci troveremmo il nido intasato dal miele con grande difficoltà nella visita.

Non c’erano spazi vuoti in questi cinque alveari, ho visitato parzialmente i nidi, fino a verificare la presenza di covata femminile. I favi naturali dell’anno scorso sono tutti pieni di fuco negli alveari mentre nei nuclei sono stati prediletti per la nuova covata di operaia. Avere tanti favi di fuco va bene per la riproduzione ed anche per scaldare la covata, ma si può fare solo in poche famiglie scelte, averli in tutte crea alcuni problemi: dicono che causi maggiore infestazione da acaro varroa, su questo non sono del tutto sicuro, invece si sperimenta minore disponibilità di favi di covata femminile in sovrannumero che sono ottimi per creare le nuove famiglie e rinforzare quelle deboli ed in particolare i nuclei. I favi nudi li ho dovuti inserire a primavera perché nel 2020 la crisi covid ha causato la mancanza in commercio di fogli cerei fino all’estate, quando non servivano più. I nuclei in particolare hanno patito un grave ritardo nello sviluppo dovendosi costruire anche l’alveare da zero, qui in pianura friulana dove in maggio e giugno non trovano nettare. Solo gli alveari forti hanno costruito completamente i favi nudi. Anche tre ad alveare in meno di una settimana.

I nuclei sono ancora abbastanza indietro e bisogna tenerli d’occhio per le scorte. Anche l’ultimo alveare in fondo ai nuclei è stato sprecone ed ha poche scorte. L’ultimo nucleo è con covata spettacolosa, devo stare attento, a breve dovrà essere trasferito in un’arnia ma per ora lo lascio al caldo nel polistirolo, a lui ho messo un foglio cereo, perché a momenti partirà la vertiginosa covata primaverile. Ricordare sempre che da maggio in poi dove ho le api io, sono apicoltore hobbista stanziale, non ci sono grandi fioriture e le api non costruiscono più favi nuovi.

Giornata soleggiata ma freschina e ventosa. Ho lavorato sulle api dalle 11.00 alle 13.30.