Sto scrivendo un libro di apicoltura ed uno di fantascienza

Ho iniziato a scrivere un libro di apicoltura. Probabilmente lo distribuirò come ebook oppure in un formato stampabile a richiesta, vedremo.

Ritengo di avere le caratteristiche di spiegare bene gli argomenti risolvendo le complessità che mettono in difficoltà altre persone. Questa facoltà penso mi derivi dall’aver frequentato il liceo scientifico. Inoltre l’argomento api come avrete notato mi appassiona parecchio. Mi piace anche la fotografia quindi non avrò necessità di acquistare i diritti di immagini ma potrò usare le mie.

Avrei intenzione di inserire anche una parte economica, coerentemente con il mio percorso di studi, siccome sono laureato a pieni voti in una laurea magistrale in economia.

Ciò comporta che avrò meno tempo per il diletto e l’uso di questo blog come un diario di apicoltura, in modo da avere evidenza della mia attività nei prossimi anni.

Sto anche scrivendo un libro di fantascienza di cui ho steso le idee, penso di poter andare avanti durante le vacanze in montagna, i luoghi ispirano! ci saranno anche le api ovviamente!

 

27/7/19-29/7/19 tavolette evaporanti e ultimo apivar

27/7/19 Approfittando del raffrescamento del clima dovuto al passaggio di una perturbazione ho inserito mezza tavoletta di prodotto evaporante al timolo in tutti gli alveari. L’odore del timolo serve a disturbare gli acari varroa.  Gli acari dovrebbero cadere sul fondo dell’alveare e rimanere invischiati nell’olio di vaselina che mette l’apicoltore. Mi spiace disturbare le api perché in questo momento stanno raccogliendo abbastanza miele, penso trattasi di melata, per farne le proprie scorte invernali visto che ho tolto i melari. In generale comunque i prodotti evaporanti disorganizzano le api, che spostano il miele lontano dalla fonte del profumo, raccolgono meno e allevano meno covata.

Usare le tavolette evaporanti quando fa molto caldo comporta il rischio di perdere le famiglie di api. Se le temperature superassero di molto i 30 gradi centigradi le api disturbate dall’odore di mentolo potrebbero abbandonare l’alveare trasferendosi altrove. Ho quindi inserito mezza tavoletta il primo giorno per abituare le api all’odore.

Il 28/7/19 ho inserito l’altra metà della tavoletta.

29/7/19 malgrado la pioggia notturna sembra essere tornato il caldo sui 30 gradi.

Ho visto che le api di alcuni alveari hanno distrutto quasi completamente le tavolette.

Nel primo nucleo 2019, che adesso occupa10 telaini, ho inserito le due striscie di apivar, così tutto l’apiario è sotto trattamento. Ho visto un’apina operaia fortemente danneggiata dall’acaro, poverina, senza ali è destinata a brutta fine. Non potendo volare queste api senza ali una volta cadute dall’alveare non riusciranno più a ritornarvi e saranno facili vittime di formiche, calabroni e mantidi.

Sono arrivate le gabbiette cinesi per il blocco di covata ma non le userò quest’anno perché l’apicoltore nomadista  che ha tante arnie vicino a me non usa questa tecnica e ci sarebbe il rischio che le mie api divengano facile vittima del saccheggio da parte dei suoi alveari.

La varroa colpisce in modo irregolare l’apiario, dall’esame dei vassoi ho notato sotto all’alveare che ha prodotto di più la presenza di un’infinità di acari morti, sotto agli altri non ce n’è tantissime. La cosa può essere un bene o un male, dipende, potrebbe non funzionare il prodotto usato oppure potrebbero avere tanta covata giovane e la varroa uscirà solo in seguito assieme alle api neonate.

Ho programmato quindi di proseguire anche con l’evaporante se le temperature me lo permetteranno.

Smielatura del miele di castagno, 21/07/2019, stagione dalla scarsissima produzione e un conto economico dell’attività con lo spannometro

Ho smielato il miele di castagno. Come vi raccontavo dopo il raccolto prossimo a zero della stagione primaverile (a causa delle piogge persistenti) avevo deciso di portare i due alveari sul Collio friulano nella speranza di raccogliere qualcosa e rinforzare gli alveari. E’ difficile che ci sia brutto tempo quando fiorisce il castagno e sembra che il parassita esotico che ne mangiava i fiori sia diminuito. Non se ne può più di questi parassiti esotici introdotti come conseguenza non voluta dei commerci.

Il raccolto finale di miele di castagno è di circa 25 chilogrammi. Accontentiamoci. Allevo le api per hobby, perché era un sogno che avevo fin da bambino. In un anno le api e io abbiamo prodotto 35 chilogrammi a partire da un alveare più un nucleo acquistato, non so come faranno a far quadrare i conti quelli che con le api ci vivono. Io, ipotizzando di venderlo tutto a 12 euro al chilogrammo, sommando ottimisticamente anche i 10 chilogrammi di acacia, chiudo in perdita di quasi 35 euro. Le spese sostenute sono l’iscrizione al consorzio apicoltori 70 euro, arnia nuova 100 euro (la considero per intero simulando un ammortamento delle arnie vecchie), fogli di cera e telaini di legno 50 euro, nucleo di api nuovo 125 euro, trattamenti 30 euro, 60 vasetti da mezzo chilo 30 euro (0,50 abbondanti l’uno), due regine 50 euro. Non ho contato la benzina dei viaggi.

A dir la verità ho prodotto anche 4 nuclei di api, speriamo sopravvivano all’inverno, ma dovranno produrre il prossimo  anno altrimenti saranno solo una voce di costo, ragionando in termini meramente economici.

I nuclei non li venderò perché avere meno di una decina di alveari con le calamità attuali non permette di lavorare correttamente e proficuamente sulle api facendo fronte alle morie. Ho prodotto qualcosa in questo 2019 ma seguendo con estremo impegno e attenzione le api.

A me piace il miele di castagno perché è ricco di sapore, l’amaro contrasta bene con il dolce ed ha un profumo inebriante, ovviamente non si può usare per dolcificare le tisane.

Il miele di castagno dovrebbe essere usato a colazione, con crostini su cui si mette del burro e poi il miele.

Per quanto riguarda il burro consiglio l’acquisto dei burrini monouso che hanno il vantaggio di non assorbire gli odori del frigorifero.

Iniziare i trattamenti contro la varroa assolutamente i primi di luglio, considerazione del 21/07/2019

Il protocollo contro l’acaro varroa prevede un intervento i primi di luglio mentre agli inizia dell’era di questo acaro esotico si potevano fare a metà agosto. Le cause sono varie, le principali sono l’aumentata resistenza dell’acaro ai prodotti e il riscaldamento del clima.

Oggi ne ho avuto conferma, probabilmente le mie api l’anno scorso sono morte quasi tutte proprio per l’azione di questo parassita. Non erano sopravvissute neanche fino a metà agosto e quindi quest’anno ho anticipato di un mese i trattamenti.

Come vi raccontavo circa una settimana fa ho tolto i melari, destinati alla raccolta del miele di più. I melari sono l’area modulare che si aggiunge a primavera sopra ai nidi. Non si possono fare i trattamenti agli acari delle api quando i melari sono sopra ai nidi,  altrimenti si potrebbe contaminare il miele.

Ho iniziato i trattamenti contro l’acaro tramite le striscie di Apivar che sono impregnate di un blando antiparassitario che deve uccidere solo i minuscoli acari e non anche le api.

Oggi ho dato un’occhiata ai vassoi posti sotto agli alveari, ebbene nell’alveare sopravvissuto alla scorsa stagione c’erano tantissimi acari morti nell’olio di vaselina. Davanti all’arnia ho anche raccolto un povero fuco neonato con le ali malformate causa proprio gli acari, avessi aspettato il 15 di agosto come l’anno scorso avrei di nuovo perso quasi tutte le api.

Poche varroe sotto ai nuclei nuovi invece, la cosa mi preoccupa un po’, dovrò controllare attentamente.

Il prossimo anno farò il blocco di covata, ho già ordinato le gabbiette cinesi, ma prima devo sentire il mio vicino di apiario che ha una cinquantina di alveari, perché se non lo facesse anche lui ci sarebbe il rischio che i suoi alveari saccheggino i miei.

 

15/7/2019 levata dei melari e inizio dei trattamenti

Ho disposto così le famiglie, da ovest a est:

1 regina vecchia (nucleo su tre favi)

2 regina vecchia (nucleo su tre favi)

3 regina nuova (nucleo su tre favi)

4 alveare con ex carnica convertita in ligustica nuova

5 alveare con ex ligustica e new ligustica

6 regina nuova prima dell’acacia (ora è su 8 favi)

Ho tolto il melario al nr. 6 che era rimasto a casa, nessun raccolto, assolutamente vuoto, solo un goccio di miele in 2-3 favi.

Iniziati i trattamenti, ho usato le striscie di apivar residue dell’anno scorso (non l’avevo usate perché gran parte degli alveari erano morti nella prima quindicina di agosto), ai nuclei ho dato un pezzo di striscia (70%), a quello da 8 i pezzi residui e ai due alveari interi su 8 favi 2 strisce ciascuno.

Qualche  varroa cade, ma non tante, nei primi sette giorni (aggiornamento del 19/7/19), poche negli alveari completi qualcuna in più nel nucleo nr. 6.

Trappola per i calabroni: continua a catturare solo mosconi, l’ho buttata via.

12/07/2019 le api ritornano dal Collio a casa

Ho tolto tutti i melari ai due alveari e poi caricato alveari e melari sulla macchina per riportarli a casa.

Ex carnica sostituita con ligustica nuova, un velo di miele nel primo melario, il secondo costruito ma vuoto, alveare molto pesante, avevano lasciato tutto il miele nel nido. Api abbastanza piccole.

Situazione dei due alveari. Le regine nuove sembrano essere state accettate.

Ex ligustica sostituita con ligustica, aveva tre melari il primo sopra al nido quasi vuoto e poi due melari riempiti a metà, solo sopra ai 7 favi che avevo lasciato nel nido, dal profumo è miele di castagno. Api molto grosse rispetto alle altre le vedo però un po’ delicate (ex post erano piene di varroa).

Ho raccolto un enorme fiorone di fico vicino all’apiario, assolutamente delizioso.

Peccato per la pioggia che ho trovato a casa, così il trasporto in postazione che richiedeva il passaggio in un campo di mais di nostra proprietà, aiutato da uno dei figli, è stato molto fangoso, umido e ci è caduta una retina di chiusura dell’alveare che mi ha creato qualche problemino di assalto da parte di api arrabbiatissime, la porticina l’ho lasciata a terra non era possibile il recupero.

Pesto di rucola

Consiglio a tutti questa ricetta, è molto saporita. A casa nostra è di frequente uso d’estate.

In un pestello si mette rucola, pinoli, sale finissimo e olio extravergine di oliva, si lavora il tutto e poi si aggiunge a piacere del formaggio grana grattugiato.

Si può usare anche il frullatore.

Il pesto di rucola può essere utilizzato anche come salsa di accompagnamento per carne e pesce oppure semplicemente spalmato su del pane a fette tostato, magari con una fettina di pomodoro sopra.

Si conserva per qualche giorno in frigorifero.

Qualcuno dice di scottare prima i pinoli in padella, perché assumerebbero un sapore più delicato. A voi le prove.

30/06/2019 trasferiti i nuclei nelle arnie in legno

Visto il caldo ho trasferito i nuclei dalle arniette di polistirolo alle arnie di legno ristrutturate. La vernice all’acqua usata mi lascia dubbioso, temo che si sciolga con il caldo e l’umidità anche se le avevo lasciate per una settimana al sole prima di metterle in uso. Ho inserito le griglie metalliche di riduzione dell’entrata dal lato invernale per permettere alle api guardiane di difendere bene l’entrata e scongiurare saccheggi.

Primo nucleo fatto quest’anno: su sei telaini da nido e uno da melario, sufficientemente popoloso, non ha raccolto miele a melario, inizia ad occuparlo adesso, non so se valga la pena di tentare un raccolto di miele di girasole a detrimento delle scorte. Il telaino da melario che avevo messo ha un bel favo naturale che è stato costruito sotto, però è composto per la gran parte da covata di operaia, solo una rosetta di maschio al centro, sarà utile il prossimo anno. Ho aggiunto un telaino da costruire.

Secondo nucleo, reginetta fatta dopo il “raccolto di acacia” a partire da un solo telaino di covata, spettacolosa la deposizione su tre telaini, evidentemente è stata fecondata bene, è una splendida ligustica tozza e gialla.

Terzo nucleo su 4 telaini, regina vecchia, bello, aggiunto un telaino da costruire. Una cella reale che ho lasciato.

Quarto nucleo su tre telaini, regina vecchia, non ho visto la regina stessa, temo sia sciamata per il caldo. Ci sono degli abbozzi di celle reali.

Alveari sul Collio, due, forse sarebbe il caso di fare una visitina, così da vedere se quest’anno c’è un minimo di produzione, perché i pochi chili di acacia fatti non valgono la fatica fatta fino ad ora. Le uniche speranze di produrre almeno una quarantina di chilogrammi sono riposte su di loro. E poi bisognerebbe riportarle a casa.

La fioritura del rovo mi sembra quasi finita, però ho visto alcuni campi di girasole, di quella varietà fitta e bassa che penso venga usata per produrre energia elettrica da biogas.

Tanto caldo, malgrado qualche occasionale scroscio di pioggia.

A breve bisognerà togliere tutti i melari per fare i trattamenti contro gli acari varroa.