L’arrivo del nucleo di api 21/04/2019

Finalmente è arrivato il nucleo di api che avevo ordinato. Il mio apiario consta attualmente di ben due alveari ed un piccolo nucleo su due favi.

La consegna dei nuclei a chi li aveva ordinati era prevista venerdì sera alle 8, ma ero impegnato nell’ultima lezione del corso sui funghi di cui vi raccontavo. Nessun problema, le cortesissime signore del negozio di apicoltura mi hanno tenuto le api raccomandandomi di venire a ritirarle il venerdì mattina alle 8, altrimenti poi sarebbe stato rischioso il trasporto: per le api dicevano che ci sarebbe stato il rischio di surriscaldamento. Sveglia alle 6 partenza da casa alle 7 meno 10. Giusto il tempo per un caffè con pasticcini e lettura del quotidiano regionale del giorno con la famiglia attendendo l’apertura del negozio. Moglie e figlia mi hanno accompagnato a ritirare il nucleo. Il nucleo era sulla soglia del negozio, ben tenuto in un portasciami di legno e faesite ben areato con la maglia di rete sia sopra che sotto. Forse era una preoccupazione eccessiva quella che prendessero caldo.

Siamo tornati, ho posizionato il nucleo in apiario ed ho aperto la porticina perché le api potessero uscire. Ho preso l’arnia deputata ad accogliere la famiglia di api. Ho posizionato l’arnia nuova accanto al nucleo ed ho iniziato il trasferimento delle api. Non avevo acceso l’affumicatore perché pensavo non servisse. Invece numerose api hanno attaccato con buona convinzione, quando sono così tante è esperienza dell’apicoltore, anche senza scomodare le regole della statistica, che sicuramente qualcuna riuscirà a entrare all’interno e a pungere, ed anche se non ti pungesse ci sarebbe la scomodità di doversi allontanare dall’apiario per togliersi la maschera e far uscire l’ape (di solito non ti pungono ma ronzano nella maschera tentando di uscire, però la rara evenienza di essere punti sul collo si ricorda bene per lunghi anni).

Allora sono tornato mogio mogio dove avevo lasciato il contenitore del materiale, ho preso l’affumicatore, ho fatto un rotolo di cartone, l’ho acceso con l’accendino, non senza qualche difficoltà, perché non ho potuto togliere i guanti di pelle da apicoltore visto il gran numero di api che mi aveva seguito fin lì. Ho inserito il rotolo di cartone incendiato nell’affumicatore e sono tornato dalle api, mi sono spruzzato un sacco di fumo in faccia  chiudendo ben bene gli occhi e all’inserzione della maschera così da disincentivare le api ad entrare. Sul nucleo giusto un pelo di fumo per non disturbare la regina. Ho trasferito uno per uno i favi nell’alveare. Nel nucleo c’erano cinque favi belli pesanti e con un bel numero di api ed una bella covata, c’erano parecchie api sulla parete in fondo ai favi, effettivamente dovevano avere un po’ di caldo. Ho inserito nell’arnia un divisore e 4 telaini con i fogli cerei stampati. Ho fatto 4 favi del nucleo, un favo nuovo, un favo del nucleo e tre favi nuovi.

Non ho ancora verificato che ci fosse la regina, le api erano troppo irritate. Il giorno dopo sono tornato in apiario ed ho visto che la famiglia di api si era già adattata alla nuova arnia, con un bel volo ordinato e tranquillo, ma non tanto tranquille visto che qualche api mi ha subito aggredito ed ho dovuto scappare a gambe levate visto che non avevo la tuta e la maschera con me (per la cronaca sono passato durante l’allenamento in mountain bike, con braghette e maglietta, cosa poco consigliabile in vicinanza di alveari).

Mi consola che le api del nucleo fossero così cattive, al pari delle mie che pensavo fossero così per la mancata selezione delle regine.

Burocrazia: quando si acquista un nucleo di api bisogna avere un numero apicoltore e comunicare su un modulo anche le esatte coordinate dell’apiario. Poi arrivati a casa bisogna scrivere una mail al Consorzio Apicoltori perché aggiornino la mia anagrafe apistica. Ho messo anche il nuovo cartello con il mio numero apicoltore, per non rischiare le pesanti multe previste dalla normativa. E’ singolare questa accanita e rigida burocrazia, quando senti al telegiornale che gravi reati rimangono impuniti, addirittura gli assassini circolano quasi liberi con la misera pena degli arresti domiciliari. Così va il mondo.

Bella giornata ieri, sole, caldo, assenza di vento, ho fatto un lungo giro in bicicletta, andando a guardare il mare e tornando poi a casa attraverso il bosco. Adoro la primavera, pranzo in terrazza, non ci sono ancora le zanzare.

Ho visto su anonimo apicoltore (su YouTube, l’autore è in preda ad un’eccessiva loquacità e prolissità per allungare la durata dei video ed il loro numero, però lo trovo abbastanza interessante) che a Roma le acacie sono già fiorite, qui in Friuli non ancora ma siamo vicini, probabilmente fioriranno in anticipo perché c’è stato un inverno particolarmente mite.

Ho dato un’occhiata anche all’altro alveare a cui avevo tolto due favi per fare un nuovo nucleo e messo il melario, le api seppure non in gran numero stavano costruendo il melario (e probabilmente nel nido anche i tre favi nuovi che avevo messo), dovrò verificarlo a pasquetta per controllare che non stiano ancora facendo celle reali.

Al momento è fiorita la colza, non so se faremo del miele, è circa 3 anni che sulla colza le mie api non riescono a fare miele, spererei almeno che mi costruiscano i favi del melari.

Quest’anno, se trovo una postazione non troppo lontana da casa, faccio già abbastanza chilometri di automobile per andare al lavoro durante la settimana, avrei intenzione di tornare a fare il miele di acacia. Ci sono delle buone zone da acacia distanti 15-20 km da casa mia. Le zone delle risorgive ad esempio, anche se lungo i campi coltivati non ci sono più le belle file di acacie di una volta, ce n’è sempre meno, gli alberi fanno ombra alle coltivazioni e quindi vengono tagliati per produrre di più. Il che è un peccato anche per il paesaggio rurale, che diventa sempre più piatto e privo di bellezza, si vedono queste enormi estensioni di cereali senza un albero a dare un po’ di movimento.

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