Visita del 27/4/2019 tra impegni e incombenti temporali

Tra impegni e incombenti temporali.

Oggi è stato necessario visitare gli alveari, sono riuscito a liberarmi da altri impegni solo a mezzogiorno. Ero tentato di pranzare ma i nuvoloni che arrivavano da nord mi facevano temere un persistente peggioramento del tempo. Si vedevano anche saette.

Ho raggiunto rapidamente l’apiario, visto che in previsione avevo un’oretta di lavoro. Ho acceso affrettatamente l’affumicatore, che infatti ha smesso di produrre fumo dopo qualche minuto, ma ormai ero già affacendato nell’estrazione dei telaini dell’alveare, controllo della presenza di abbozzi di celle reali e eliminazione delle stesse onde scongiurare la sciamatura e quindi la mancata produzione di miele e la perdita della possibilità di fare nuove colonie.

Quest’anno le colonie di api mi sembrano in condizioni migliori rispetto agli anni precedenti. Però non si può abbassare la guardia, perché  gli acari varroa potrebbero proliferare prima del tempo, causa la stagione invernale mite.

Alveari:

  1. tutti i favi del nido costruiti, api nel primo melario quasi tutto costruito. Nido un po’ meno ingombro di miele, parecchie api, penso che nelle giornate di pioggia abbiano mangiato miele e prodotto cera per i nuovi favi. C’è un bel raccolto di colza. Abbozzi di celle reali.
  2. lo sciame appena acquistato è su 8 telaini costruiti, ho spostato il nono all’interno in modo che venga completato anch’esso, le api continuano a costruire sul divisore in masonite che ho messo al posto del decimo telaino, sto pensando di mettere anche lì un foglio cereo, in previsione di un prelievo di covata a metà acacia, tra una quindicina di giorni. Abbozzi di celle reali anche nel nucleo, hanno iniziato a salire a melario.

Quest’ anno se tutto va bene avrei intenzione di riprendere a fare il miele di acacia, ho contattato un amico apicoltore che si è dichiarato disposto a farmi mettere i due alveari nel suo apiario.

Speriamo non piova troppo, altrimenti il trasferimento diverrà abbastanza fangoso.

Temporali, alla fin fine lo scroscio è caduto solo verso le 16, un’oretta di diluvio e poi è tornato il sole.

 

Visita del 22 aprile

L’alveare ha già completato i tre telaini con foglio cereo che avevo messo, sono stati interamente adibiti allo stoccaggio del miele. Anche il melario è stato completamente costruito ed è in corso l’importazione del miele. Ho quindi aggiunto un secondo melario. L’alveare è veramente sovraffollato di api, ma ho già tolto due telaini di covata e adesso vorrei lasciarle per un po’ in pace. Ho rimosso un po’ di celle reali in abbozzo ed anche opercolate, una l’ho messa come regina di riserva nel nucleo nuovo che avevo fatto anche se la reginetta dovrebbe essere prossima a nascere.

Le api stanno raccogliendo miele di colza. Visto che la colza in zona c’è sempre stata e che negli anni precedenti mancava il raccolto mi sono fatto l’idea che in caso di siccità primaverile la colza non produca nettare. Quest’anno è piovuto nel momento giusto e poi è tornato caldo.

Oggi il tempo è proprio l’opposto di ieri, piove tantissimo. Se avessimo avuto ancora una settimana di bel tempo probabilmente le api avrebbero fatto 2 o 3 melari di miele di colza.

Ho visitato anche il nucleo su cinque telaini appena acquistato, non è salito a melario ma aveva realizzato già un paio di telaini del nido e le api stavano costruendo favi sul divisore, ho spostato un nuovo telaino con il foglio cereo da quel lato, probabilmente lo riempiranno di miele come di solito fanno con i favi laterali, ma non c’è problema, andrà bene per la covata del prossimo anno.

Probabilmente se questa pioggia dovesse durare qualche giorno, le api consumeranno parecchio del miele appena raccolto e realizzeranno anche delle nuove celle reali. Bisognerà visitare la famiglia tra tre o quattro giorni e verificare ogni giorno in apiario che non ci siano sciami. L’altro giorno ho visto partire uno sciame nell’apiario di un altro apicoltore lì vicino.

Il nucleo che ho fatto con due telaini ha un volo sufficiente, non ho messo alcun foglio cereo nuovo per tenerlo più caldo.

A casa ho sciolto parecchia cera con la sceratrice solare, adesso dovrei far bollire i panetti di cera grezza e poi colarli attraverso un filtro.

 

L’arrivo del nucleo di api 21/04/2019

Finalmente è arrivato il nucleo di api che avevo ordinato. Il mio apiario consta attualmente di ben due alveari ed un piccolo nucleo su due favi.

La consegna dei nuclei a chi li aveva ordinati era prevista venerdì sera alle 8, ma ero impegnato nell’ultima lezione del corso sui funghi di cui vi raccontavo. Nessun problema, le cortesissime signore del negozio di apicoltura mi hanno tenuto le api raccomandandomi di venire a ritirarle il venerdì mattina alle 8, altrimenti poi sarebbe stato rischioso il trasporto: per le api dicevano che ci sarebbe stato il rischio di surriscaldamento. Sveglia alle 6 partenza da casa alle 7 meno 10. Giusto il tempo per un caffè con pasticcini e lettura del quotidiano regionale del giorno con la famiglia attendendo l’apertura del negozio. Moglie e figlia mi hanno accompagnato a ritirare il nucleo. Il nucleo era sulla soglia del negozio, ben tenuto in un portasciami di legno e faesite ben areato con la maglia di rete sia sopra che sotto. Forse era una preoccupazione eccessiva quella che prendessero caldo.

Siamo tornati, ho posizionato il nucleo in apiario ed ho aperto la porticina perché le api potessero uscire. Ho preso l’arnia deputata ad accogliere la famiglia di api. Ho posizionato l’arnia nuova accanto al nucleo ed ho iniziato il trasferimento delle api. Non avevo acceso l’affumicatore perché pensavo non servisse. Invece numerose api hanno attaccato con buona convinzione, quando sono così tante è esperienza dell’apicoltore, anche senza scomodare le regole della statistica, che sicuramente qualcuna riuscirà a entrare all’interno e a pungere, ed anche se non ti pungesse ci sarebbe la scomodità di doversi allontanare dall’apiario per togliersi la maschera e far uscire l’ape (di solito non ti pungono ma ronzano nella maschera tentando di uscire, però la rara evenienza di essere punti sul collo si ricorda bene per lunghi anni).

Allora sono tornato mogio mogio dove avevo lasciato il contenitore del materiale, ho preso l’affumicatore, ho fatto un rotolo di cartone, l’ho acceso con l’accendino, non senza qualche difficoltà, perché non ho potuto togliere i guanti di pelle da apicoltore visto il gran numero di api che mi aveva seguito fin lì. Ho inserito il rotolo di cartone incendiato nell’affumicatore e sono tornato dalle api, mi sono spruzzato un sacco di fumo in faccia  chiudendo ben bene gli occhi e all’inserzione della maschera così da disincentivare le api ad entrare. Sul nucleo giusto un pelo di fumo per non disturbare la regina. Ho trasferito uno per uno i favi nell’alveare. Nel nucleo c’erano cinque favi belli pesanti e con un bel numero di api ed una bella covata, c’erano parecchie api sulla parete in fondo ai favi, effettivamente dovevano avere un po’ di caldo. Ho inserito nell’arnia un divisore e 4 telaini con i fogli cerei stampati. Ho fatto 4 favi del nucleo, un favo nuovo, un favo del nucleo e tre favi nuovi.

Non ho ancora verificato che ci fosse la regina, le api erano troppo irritate. Il giorno dopo sono tornato in apiario ed ho visto che la famiglia di api si era già adattata alla nuova arnia, con un bel volo ordinato e tranquillo, ma non tanto tranquille visto che qualche api mi ha subito aggredito ed ho dovuto scappare a gambe levate visto che non avevo la tuta e la maschera con me (per la cronaca sono passato durante l’allenamento in mountain bike, con braghette e maglietta, cosa poco consigliabile in vicinanza di alveari).

Mi consola che le api del nucleo fossero così cattive, al pari delle mie che pensavo fossero così per la mancata selezione delle regine.

Burocrazia: quando si acquista un nucleo di api bisogna avere un numero apicoltore e comunicare su un modulo anche le esatte coordinate dell’apiario. Poi arrivati a casa bisogna scrivere una mail al Consorzio Apicoltori perché aggiornino la mia anagrafe apistica. Ho messo anche il nuovo cartello con il mio numero apicoltore, per non rischiare le pesanti multe previste dalla normativa. E’ singolare questa accanita e rigida burocrazia, quando senti al telegiornale che gravi reati rimangono impuniti, addirittura gli assassini circolano quasi liberi con la misera pena degli arresti domiciliari. Così va il mondo.

Bella giornata ieri, sole, caldo, assenza di vento, ho fatto un lungo giro in bicicletta, andando a guardare il mare e tornando poi a casa attraverso il bosco. Adoro la primavera, pranzo in terrazza, non ci sono ancora le zanzare.

Ho visto su anonimo apicoltore (su YouTube, l’autore è in preda ad un’eccessiva loquacità e prolissità per allungare la durata dei video ed il loro numero, però lo trovo abbastanza interessante) che a Roma le acacie sono già fiorite, qui in Friuli non ancora ma siamo vicini, probabilmente fioriranno in anticipo perché c’è stato un inverno particolarmente mite.

Ho dato un’occhiata anche all’altro alveare a cui avevo tolto due favi per fare un nuovo nucleo e messo il melario, le api seppure non in gran numero stavano costruendo il melario (e probabilmente nel nido anche i tre favi nuovi che avevo messo), dovrò verificarlo a pasquetta per controllare che non stiano ancora facendo celle reali.

Al momento è fiorita la colza, non so se faremo del miele, è circa 3 anni che sulla colza le mie api non riescono a fare miele, spererei almeno che mi costruiscano i favi del melari.

Quest’anno, se trovo una postazione non troppo lontana da casa, faccio già abbastanza chilometri di automobile per andare al lavoro durante la settimana, avrei intenzione di tornare a fare il miele di acacia. Ci sono delle buone zone da acacia distanti 15-20 km da casa mia. Le zone delle risorgive ad esempio, anche se lungo i campi coltivati non ci sono più le belle file di acacie di una volta, ce n’è sempre meno, gli alberi fanno ombra alle coltivazioni e quindi vengono tagliati per produrre di più. Il che è un peccato anche per il paesaggio rurale, che diventa sempre più piatto e privo di bellezza, si vedono queste enormi estensioni di cereali senza un albero a dare un po’ di movimento.

Andare a funghi, attività estrema, corso e esame in Friuli

Sto seguendo un corso per acquisire l’abilitazione alla raccolta funghi che è prescritta in Friuli Venezia Giulia. Alla fine dovrò fare un esame di abilitazione.

Trovo il corso utilissimo, dovrebbero farlo tutti quelli che si accingono a raccogliere funghi. Soprattutto per l’argomento funghi velenosi.

Ho scoperto che la raccolta degli sporofori dei funghi è una attività ad alto rischio, in quanto ci sono dei funghi velenosi mortali, se qualcuno li mangiasse non avrebbe sintomi fino a 3-4 giorni dopo, quando i danni sarebbero tali che senza un immediato trapianto di fegato e reni (molto improbabile) la prognosi sarebbe al 100% di morte e chi si salvasse rischia la dialisi a vita.

Insegnamenti e ragionamenti:

  • raccogliere funghi che si conoscono molto bene e non raccogliere funghi vecchi
  • non mangiare funghi raccolti da altri
  • conservare bene i funghi commestibili altrimenti diventano tossici
  • cuocere a lungo i funghi, anche quelli edibili devono essere cotti finché si asciuga l’acqua di vegetazione che è piena di batteri
  • fuori casa mangerò solo funghi coltivati da oggi in poi!
  • se trovate funghi in giardino, rimuoveteli se avete bambini, c’è il rischio che siano le mortali lepiote di piccola taglia, è il loro habitat ideale.

La scienza non è comoda, non dice quello che piace a noi. D’altronde mangiare funghi non è mica prescritto dal medico.

Avrei quindi di intenzione di raccogliere solo il Boletus edulis, cantarellus e craterellus e ovulo buono, facilissimi da riconoscere (se avete fatto almeno il corso, altrimenti lasciate perdere, il rischio non vale la pena).

Questi quattro funghi li conoscevo già, perché da bambino andai spesso a funghi con i miei genitori, poi con la nonna di mia moglie (che però abbiamo scoperto che a volte, per sbaglio, raccoglieva anche i porcini amari che sono tossici ma non mortali) e poi anche da solo quando ero in vacanza in montagna. Raccoglievamo anche i chiodini, le armillaria, però visto che non sono indicati per l’alimentazione lascerei perdere e poi c’è il rischio di confonderli con funghi tossici e mortali.

Adesso devo studiare le dispense che gentilmente ci hanno fornito gli insegnanti del corso.

Posa dei melari e prima visita interna 14/4/2019

Non avevo ancora ispezionato il nido delle api né aggiunto il melario per tenere le api più calde. Devo dire che in effetti le ho trovate in migliori condizioni.

Causa maltempo, rispetto alle intenzioni ho posticipato di una settimana la posa dei melari, anzi del melario visto che ho un solo alveare. La colza è abbondantemente fiorita e ci sarebbe il rischio di intasamento del nido, che verrebbe tutto riempito di miele se non ci fosse lo sfogo nel melario soprastante. Peraltro sono ancora fioriti i fruttiferi e il tarassaco. Negli ultimi anni non avevo raccolto miele di colza, non so se per la siccità o per altre cause. Non è un miele molto pregiato ma a mio avviso andrebbe benissimo per fare le torte usandolo al posto dello zucchero. Cristallizza molto velocemente, anche in quindici giorni.

Prima ho visitato il nido, che era pieno di api, anzi proprio non ci stavano, volendo realizzare uno sciame artificiale ho iniziato la ricerca della regina, fortunatamente era sul secondo telaino, piccolina, sorge il dubbio che già si stia preparando alla sciamatura, così ho potuto prelevare due favi di covata con celle reali appena costruite sul cui fondo si vedeva la pappa reale. Al loro posto ho messo due favi con foglio cereo da costruire. Nella massa c’è qualche ape con le alucce mangiucchiate. Fuchi ce n’erano ma non molti.

Arrivato all’ultimo telaino mi sono accorto che l’alveare aveva il diaframma e che l’ultimo telaino era stato costruito molto sporgente. Ho tolto il diaframma e inserito a malincuore un altro favo nuovo, quindi più o meno la sequenza è vecchio favo/nuovo/vecchio. Il che pensandoci ex post potrebbe essere stata una scelta affrettata, perché oggi c’è un ritorno di freddo e forse ho lasciato un po’ troppo spazio nell’alveare tenendo anche conto del melario che ho messo al di sopra, si potevano mettere i favi nuovi da un lato in modo che le api potessero restringersi sulla covata già esistente. C’erano tantissime api sulla parete al di là del diaframma, si vede che il nido era troppo affollato.

Vedremo. Speriamo nel veloce ritorno del bel tempo, soprattutto per lo sciame artificiale, la cui regina dovrebbe nascere a fine mese visto che le celle erano state appena costruite.

Lo sciame artificiale è stato fatto con due telaini di covata e scorte sufficienti. L’ho al momento recluso nell’arnietta di polistirolo per non perdere le bottinatrici, stasera aprirò l’ingresso poco prima del tramonto.

Lo sciame artificiale, di carnica, che ho ordinato per avere almeno due alveari, non è ancora arrivato.