Gradevole sorpresa di metà febbraio, un alveare è ancora vivo, riparto anche con la burocrazia

Nel 2018 ho avuto una notevole mortalità di alveari estiva, dai 4 alveari di partenza a settembre mi sono ritrovato con un solo superstite. Produzione totale di miele quaranta chilogrammi , questa quantità di miele mi converrebbe acquistarla spendendo meno che le spese sostenute. Strana moria con grande quantità di covata estiva opercolata che non riusciva a nascere.

Fino a pochi giorni fa pensavo di chiudere con l’allevamento delle api in quanto d’inverno non vedevo nessun movimento fuori dagli alveari e anche i cassetti di ispezione sotto alle arnie mostravano frammenti grossolani di opercolo a indicare che gli alveari probabilmente erano stati saccheggiati.

Invece  sono andato in apiario per recuperare i 4 alveari che ritenevo fossero morti e ho visto che una delle arnie era popolata, con un sufficiente volo di api nella giornata stranamente calda di febbraio (sembrava di essere in marzo).

Quindi ho ritenuto che ciò sia un segnale del destino che non sia ancora ora per me di dismettere tuta e guanti da apicoltore (con un paio di alveari si lavora in tutto neanche 15 ore in un anno…).

Siccome un alveare solo non è sufficiente per una corretta gestione sto pensando di acquistare 1-2 nuclei di api che al momento costano circa 120 euro l’uno. Sono indeciso tra la ape carnica e la ligustica.

Nota dolente sulla burocrazia,  mi hanno detto che per acquistare un nucleo di api bisogna essere in possesso del codice apicoltore (che ho già) altrimenti si rischiano grosse multe. Mi chiedo, ma le multe non sarebbe meglio prevederle per chi fa attività dannose per la collettività rispetto a chi fa una attività di impollinazione utile per tutti!?

E’ impensabile che chi voglia provare ad allevare le api in quella che – se è piccola e agli inizi o a livello solamente hobbistico (come l’orto) – non può ancora essere definita una attività economica debba ottenere un codice apistico, ottenere un codice Usl, dotarsi del libretto dei trattamenti sanitari, sostenere il trattamento differenziato dei rifiuti conferendo i 20 grammi di residui annuali ad un centro di raccolta specializzato in rifiuti tossici (!?), essere soggetto a tracciatura del proprio apiario con pubblicazione sulla mappa, dover richiedere l’autorizzazione allo spostamento delle api se volesse portarle a fare i mieli monoflorali, dover segnalare l’esatto numero di alveari tempo per tempo (per un animale che si riproduce per sciamatura e che è difficilmente controllabile).

Logica vorrebbe che chi ha meno di 5 alveari non debba essere soggetto a nessuna burocrazia perché è una attività economica insignificante, secondo me; si vuole censire le api? si continui a farlo su semplice mail ai consorzi apicoltori. Peraltro è impossibile censire le api selvatiche, che sono normalmente e incontrollabilmente generate dai nostri alveari, perché le api, ricordiamolo, sono degli animali liberi non addomesticati, per fortuna!