Oggi c’era un bell’articolo sulle api sul Corriere della Sera e qualche pensiero

Oggi c’era un bell’articolo sulle api sul Corriere della Sera. Era la recensione di un libro sulle api, ma descriveva bene l’emozione e stupore che tutti abbiamo provato stazionando sotto ad un albero in fiore oppure ad un roveto fiorito ronzanti di api. Giustamente la giornalista consiglia a tutti noi di piantare alberi che fioriscano, mi vengono in mente meli, peri, ciliegi, acacie, castagni, e nelle regioni più calde eucalipti e agrumi, ma è sufficiente anche qualche vaso di fragole in terrazza, come equo scambio tra api e uomini.

Oggi, per altri impegni non correlati alle api, sono passato presso la casupola in provincia di Gorizia dove tenevo le api i primi anni, mi ricordo con stupore la prima produzione di acacia sul Collio, portai le api ma in seguito piovve ogni giorno, pensai che fosse fatica sprecata, ma quindici giorni dopo feci una visita alle api e aprendo il tappo sopra i melari  vidi tutta quella meravigliosa cera bianca nuova che chiude i favi di miele di acacia, due melari con i favi nuovi perfettamente costruiti e pieni fino all’inverosimile, 50 chilogrammi in due alveari. E smielarli fu un piacere, che profumo e sapore inebriante. E poi si facevano anche 15 chilogrammi di castagno per alveare e 5 chili di melata. Si facevano facilmente alveari nuovi, un anno arrivai a 1.000 chilogrammi di produzione (passai con disappunto della moglie tutti i sabati e domeniche dell’estate a smielare) peccato che il prezzo all’ingrosso si fosse dimezzato visto che tutti allora producevano tanto.

Invece recentemente, circa 5 anni fa, malgrado il bel tempo non produssi una goccia di acacia (e ciò adesso sta accadendo un po’ ovunque, anche agli apicoltori professionisti), solo pochi chilogrammi di castagno, anche la melata era sparita, e allora riportai le api vicino a casa mia. Decisi questo anche perché tra il lavoro, i tre figli e la minore giovinezza, non trovavo più il tempo di visitare le api e le stavo iniziando a trascurare.

In pianura la produzione è limitata, si è fortunati a produrre una decina di chilogrammi ad alveare, e diventa anche difficile vendere il miele eccedente perché pochi amano il millefiori scuro, troppo saporito anche se ha uguali proprietà nutrizionali, preferiscono la delicata acacia.

Ho recuperato un po’ di materiale nel capanno ed un paio di arnie vecchie da ristrutturare casomai mi servano ancora, ma temo che visto le risultanze dell’ultima visita a primavera avrò già un paio di arnie libere. I due alveari deboli sono quasi sicuro che non passeranno l’inverno.

Comunque questo inverno darò una verniciata alle due arnie vecchie e gratterò la rete del fondo, un lavoro dopotutto rilassante, perfetto per le domeniche d’inverno.

Inoltre sto facendo progetti di riportare il prossimo anno un paio di alveari in zona di acacia/castagno.

 

 

 

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