Consorzio apicoltori di Udine, pessima annata

Il bollettino del Consorzio Apicoltori di Udine evidenzia nel 2017 un’ulteriore pessima annata per l’apicoltura.
In particolare non si riesce più a produrre una sufficiente quantità di miele di acacia (robinia) ed neanche di castagno, seppure le condizioni meteo sembrassero favorevoli ed anche le api sembrassero in buone condizioni.
In particolare gli apicoltori professionali con le ridotte produzioni non riescono più a far quadrare i conti, manca il guadagno.
Ciò comporta la previsione di ulteriori peggioramenti per il futuro, ad esempio per quanto riguarda i trattamenti da acaro varroa (che è la principale causa di danno alle api mellifere), visto l’elevato costo per alveare dei trattamenti consigliati nel piano sanitario dei consorzi, sarà probabile che molti faranno ciò che costerà di meno, l’acido ossalico evaporato, che sarà sì biologico, però da solo è di scarsa efficacia e comporta anche i rischi di respirazione dei cristalli dei vapori da parte dell’apicoltore. E quindi si penalizza la futura produzione oltre che la salute degli operatori meno attenti.
Un piano per la varroa costa per il singolo alveare 5,50 euro le strisce, 5,60 l’apilife var e poi anche l’ossalico che ha un costo inferiore all’euro. In pratica 12 euro ad alveare di soli trattamenti per la varroa, poi ci sono da aggiungere il ricambio di 3 telaini con foglio cereo da melario per anno circa 7 euro e di 3 telaini da nido montati che costano 10 euro. Costi calcolati con breve ricerca su internet.
Siamo a 30 euro per alveare, e manca la corrente elettrica, i costi di benzina, gomme, tagliandi per trasporti e l’ammortamento delle attrezzature (furgone, smielatore, banco per disopercolare e minuteria) e arnie.

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La fiera dei rettili di Longarone, Reptiles Day

Sabato 2 settembre ho partecipato al Reptiles Day di Longarone. Avendo famiglia non ho potuto presenziare anche la domenica, e già sabato è stata dura perché avevamo deciso di rientrare in tempo per preparare la cena ai figli.
Vi raccontavo che ho un paio di coppie di gechi leopardini, ogni quattro anni circa mi prende la tentazione di riprodurle. Così avevo una decina di piccoli, il prossimo anno massimo 5! Ricorda Massimiliano!
Per dare via i piccoli è necessario prendere un tavolino ad una fiera di animali esotici. Purtroppo gli appassionati di rettili sono pochi e si focalizzano su tantissime specie, ed inoltre il geco leopardino che ho io è “inflazionato” nel senso che arrivano degli espositori dall’estero con tantissimi animali a prezzo basso e molti neofiti, i novelli allevatori, finisco di prendere un animale di dubbia salute a basso prezzo piuttosto che un animale sano, ben allevato con alimentazione idonea, che però costa tre volte tanto. L’edizione di settembre aveva meno espositori e anche molto meno pubblico di quella primaverile. Secondo me va scemando l’interesse, i giovani ormai vivono una vita virtuale sui social e non hanno tempo da dedicare ad altre passioni più impegnative di pensiero (ma più economiche e che occupano meno tempo!).
Ho fatto un giro dei padiglioni ed ho preso la decisione di adeguarmi al prezzo fiera, in quanto non ho intenzione di aumentare famiglia di gechi a casa (peraltro una gentile ragazza esperta me li ha sessati ed ho scoperto che erano tutti maschi, come ben si sa i maschi dei rettili non possono vivere assieme).
E’ un errore svendere, perché la qualità dovrebbe essere giustamente pagata, ma bisogna scontrarsi con la realtà.
Comunque ho preso l’occasione come una giornata relax in cui cercare di diffondere la mia passione, quindi ho allestito il banchetto con libri e riviste monotematici sul geco leopardino di libera consultazione per chi passava, la prossima volta porto tutta la biblioteca, m’è piaciuta la cosa, metterò il cartello non in vendita sui libri ovviamente.
Devo dire di aver incontrato tutte persone gentile e interessate che penso avranno cura dei loro animali, tutti si sono informati bene sulle esigenze dell’animale prima di acquistarlo.
In particolare ho avuto la soddisfazione che una ragazza molto sensibile dopo avermi preso l’unica femmina mi ha portato una sua amica e le ha fatto prendere un geco.
A fine fiera ho fatto un giro di espositori e ho dato via a prezzo ridicolo i piccoli che mi rimanevano (più di metà), cercando di scegliere tra i rivenditori quelli che avevano in generale animali in migliori condizioni, sperando che riescano a venderli la domenica, il giorno successivo (visto il prezzo che hanno applicato mi stupirei del contrario, chi li prenderà farà un affare).
Fatti due calcoli non ho guadagnato nulla tra costo del tavolino, benzina, autostrada e costi della nutrizione dei piccoli, ma si fa per passione, per passare una giornata diversa con chi ha la stessa passione. Comunque il l’incasso detratto il costo del tavolino verrà tenuto in debita considerazione per acquisto di una nuova femmina senza rimpianti, quando ne troverò una bella, non mi arrendo eheh! (parlo di guadagni perché alcuni pensano che certe passioni si abbiano solo per soldi, e perché spesso alle manifestazioni si trova la Guardia di Finanza che pensa di trovare chissà quale evasione fiscale e fonte di reddito, ma alla prova dei fatti nessuno si arricchisce con il commercio legale di rettili, almeno non in Italia, diverso è invece in Cina dove c’è un florido mercato per la medicina tradizionale ma anche per l’alimentazione, specie protette di animali, mammiferi, uccelli, rettili, vendute nei mercati alimentari).

Visita alle api

Visitare (senza estrarre i telaini se non necessario, togliendo solo quelli vuoti), curare e nutrire. Questo è il lavoro stagionale dell’apicoltore, una volta a settimana. Il raccolto è finito ormai da circa un mese, i melari sono stati tolti ad inizio agosto e alle api passano il loro tempo nella parte più grossa dell’alveare chiamata nido. I miei alveari al momento hanno in media sette favi e un diaframma di legno pieno per restringere l’arnia, un paio li ho lasciati su 9 perché hanno ancora tantissime api (e varroe morte sotto ai vassoi).
Per nutrizione ho fatto bollire un po’ di miele millefiori dell’anno scorso e l’ho messo nei nutritori, mezzo chilogrammo ad alveare una volta a settimana, essendo cristallizzato (caratteristica naturale di certi millefiori) la gente pensa che sia vecchio e non lo mangia, e così tutti vogliono la chiara acacia che è sì buona ma ha le stesse caratteristiche nutrizionali del miele millefiori. Il miele nell’alveare verrà consumato tutto per allevare nuove api se messo in questo momento oppure al massimo come scorta invernale.
Ho messo la quarta e ultima dose del timolo evaporante, le api anche dopo tre settimane di trattamento non si sono abituate all’odore. Le guardiane negli angoli estremi si irritano sempre appena inserite le tavolettine. La nutrizione è necessaria, perché il prodotto evaporante dai componenti simili a quelle caramelle di menta forte che si consigliano ai pescatori produce un forte profumo che serve ad impedire alle femmine di acaro di trovare le larve di api nelle cellette disturba un pochino anche l’ape regina. La regina diminuirebbe la deposizione se non vedesse arrivare grandi dosi di nettare.
La vegetazione vicino all’apiario mi è parsa rinverdita per le piogge degli ultimi giorni, attorno ai sette alveari volano parecchie api saccheggiatrici alla ricerca di un pertugio non sorvegliato da cui entrare. Causa la scarsità di nettare purtroppo il motto lavorativo di parecchi alveari è in questo momento saccheggiare altri alveari. Il che in natura è normale, soccombono gli alveari troppo deboli, che in ogni caso morirebbero durante l’inverno, invece così il loro miele non va sprecato. Però per l’apicoltore il saccheggio non è una buona cosa, le api così importano acari varroa dagli alveari deboli e i trattamenti fatti rischiano di essere inefficaci, è questa un’altra ottima ragione per nutrire un pochino le api in questa stagione, così non vanno in giro a saccheggiare.
Dopo aver messo l’apilife var e riempito i nutritori ho sigillato i coprifavi con dei giornali e girato le porticine in posizione invernale perché vedevo qualche scaramuccia all’ingresso degli alveari.
Poi ho tolto tutti i vassoi sotto agli alveari per controllare la presenza di varroe morte (tante) e per aggiungere olio ove necessario. Io non uso olio di vaselina perché costa tantissimo ed in ogni caso, piovi oggi o piovi domani l’olio verrebbe lavato via o allagato, così tanto vale cambiare l’olio di semi ogni settimana e lavarlo via una volta finito il trattamento (la prossima settimana).
E’ qualche anno che non faccio il trattamento invernale con acido ossalico, sarà biologico però a mio avviso indebolisce molto gli alveari e aumenta la mortalità, non penso che sia un caso che da quando ho iniziato ad operare così non ho avuto più perdite invernali.
Compagnie varie negli alveari, parecchie lucertole sotto ai tappi, qualche ragnetto, formiche, la vespe in questo momento sembrano sparite. La stradina del pioppeto che faccio a piedi per raggiungere le api è piena di lumachine bianche, i fili d’erba sembrano alberi di natale e cavallette saltano ovunque. Tiro qualche accidente a chi lavora il pioppeto che invece di tagliare l’erba passa con l’aratro basso rendendo piena di cunettine la strada.