L’Expo’ 2015 a Milano

Ieri ho visitato con i due figli più grandi l’Expo a Milano, vi racconto qualche pensiero e ricordo veloce, magari in modo un po’ caotico ma spero più vivo.

Siamo arrivati verso le 11 di mattina, visto che c’era parecchia fila all’ingresso, quantificabile in circa un’ora, la nostra corriera è stata dirottata all’altro ingresso. Abbiamo visto delle zone dove la viabilità è ancora in costruzione. All’ingresso abbiamo passato un severo controllo al metal detector.

La fiera è veramente grandissima, quando ci si trova a metà del lungo viale centrale non si riescono a scorgere i limiti.

Non  potendo vedere tutto abbiamo scelto i padiglioni dove non c’erano file, lasciando gli altri per gli orari successivi, non vi consiglio di fare così, perché poi le file sono state presenti tutto il giorno e a sera non abbiamo avuto le forze di affrontare quella del padiglione italiano.

Le file maggiori erano al padiglione italiano, giapponese (uno del nostro gruppo ha fatto 1,5 ore di fila ma ha detto che ne valeva la pena), israeliano, brasiliano, tailandese, devo dire che attiravano di più i padiglioni più vistosi dall’esterno.

La fiera in generale ospita delle installazioni artistiche con bellissime fotografie, per fortuna non c’è tutta quella congerie di bancarelle che troviamo alle nostre fiere paesane. Inoltre c’è tantissima digitalizzazione. Tutto pulitissimo. Un po’ di confusione per trovare i bagni.

M’è piaciuto molto il padiglione francese con tutte le masserie appese, pentole, bottiglie, pesce, sulla bella struttura di legno.

Interessante anche il padiglione polacco era molto bello, circondato da una struttura in legno che aveva la forma delle cassette di verdure. Inoltre al suo interno abbiamo preso una bellissima bottiglia di Cherry, che colore goloso.

Nel padiglione americano proiettavano 7 filmati sull’alimentazione, oltre ai video all’ingresso di un discorso di Obama. Erano particolari, con l’intenzione di far pensare chi li guarda, forse di difficile interpretazione per la cultura generale, in pratica erano dei cartoni animati, sull’artigianato della donna che cucina il pane in casa (prova e riprova fino ad ottenere un bel prodotto), sulle città che consumano terreni agricoli e rendono necessario il trasporto degli alimenti, e altro che non mi dilungherò a descrivere, alla fine c’è una stanza che riassume l’alimentazione delle macro aree degli Usa.

Bellissimo dall’esterno e affollatissimo anche il padiglione Israeliano, con dei pannelli digitali enormi all’esterno, anche questo non abbiamo potuto visitarlo all’interno per le lunghissime file.

Al padiglione sloveno abbiamo assaggiato un dolce locale.

Molto bello anche quel padiglione, non mi ricordo di quale paese, che ospitava un giardino delle essenze, tra delle pareti riflettenti, una sensazione veramente strana, tipo delle rappresentazioni filmiche del paradiso.

Sullo stesso tema, mi pare che fosse quello inglese, il giardino naturale con il suono dei grilli.

Bello anche l’ingresso di quel padiglione che aveva un tipico orto.

Nel padiglione del vino Italiano la sera si può fare una degustazione guidata con un sommelier a patto poi di consumare qualcosa nel ristorante, una cosa molto soft.

In generale devo dire che il personale dell’expo è stato veramente eccezionalmente gentile, tutti salutavano chi entrava nei padiglioni.

Il padiglione russo era uno dei più belli tra quelli che ho potuto vedere: con gli schermi, gli oblò , la terra all’ingresso (con scritto questa è la terra russa), e quella fantastica parete con la tavola degli elementi. Inoltre all’interno c’era una distilleria azzurra dove offrivano assaggi di vodka. L’ingresso del padiglione era sormontato da un gigantesco specchio che rifletteva chi entrava.

Strano quello dell’Angola, un grande padiglione per un paese così povero.

Poi abbiamo visitato il supermercato del futuro della Coop Consumatori Nordest, dovrebbe essere tutto molto tecnologico, con il personale a fare solo funzioni di consulenza, mi chiedo però visto l’impoverimento che sta attraversando il pianeta, vuoi per la globalizzazione, vuoi per il cambiamento climatico se in futuro i supermercati potranno spendere così tanto quanto richiede la tecnologia e se ci saranno clienti in grado di pagarne il prezzo. Ci hanno fatto vedere anche la cucina del futuro, con la persona che fotografa una ricetta, arriva a casa, la ordina su un sistema informatico guidato con gli occhi o con il braccio invece che con il mouse (con gli occhiali virtuali) e l’ordine parte e gli ingredienti arrivano a casa con il drone. A mio avviso è una pia illusione pensare che la tecnologia in futuro risolverà tutte le problematiche di questo mondo, ai posteri vedere come sarà.

Abbiamo visto anche lo stand della coldiretti, all’esterno vendevano ciliegie ed albicocche.

Ovviamente. essendone molto goloso, abbiamo visitato le aree del caffè e del cioccolato, ho bevuto in un piccolissimo bar un caffè colombiano che era paradisiaco, somigliava di più al cioccolato e non aveva sapori acidi o amari come quel caffè di bassa lega che ormai si beve quasi ovunque in Italia.

Per quanto riguarda il mangiare siamo stati molto parchi, non perché i costi fossero eccessivi, dopotutto, ad esempio, non è caro a mio avviso il menù di degustazione a 75 euro che  proponevano i francesi, però vista la scarpinata è meglio dedicare tutte le energie ai piedi invece che alla digestione. Alle otto di sera non riuscivamo più a muovere un passo dalla fatica di correre su e giù cercando di vedere quanto più possibile.

Ci siamo rifocillati con dei panini alla Brasserie francese, una bella baguette, costo 6 euro, con prosciutto e formaggio. Durante il giorno qualche assaggio, cioccolata, dolce sloveno… e i due panini portati da casa, pane arabo con prosciutto Ferrarini. A proposito di Ferrarini ho visto che la società aveva allestito un punto di ristoro, secondo me una società che si basa sull’alta qualità avrebbe dovuto allestire meglio il punto ristoro, sembrava una mensa scolastica ed anche i panini non apparivano tanto belli, così che ci siamo diretti allo Street food dei francesi.

Molto carino quell’altro punto di Street food dove ci si può bere una birra su una piccola ruota panoramica, che viene mossa molto lentamente a mano, un vero slow food.

I ristoranti in generale si trovavano alla fine dei padiglioni, ma erano molto piccoli, il che è un pregio, mi sono sembrati molto a misura d’uomo. Vi consiglio quello polacco, per costi e porzioni. Oppure quello francese se volete spendere un po’ di più. L’area food italiana però mi sono dimenticato di visitarla.

Mi spiace solo di aver perso il padiglione italiano, alle otto di sera avremmo avuto ancora due ore di tempo libero ma eravamo troppo stanchi, dall’esterno è molto bello con quella struttura bianca, vi consiglio di visitarlo per primo.

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2 thoughts on “L’Expo’ 2015 a Milano

  1. agrimonia71 ha detto:

    Grazie… Ho iniziato a leggere sui padiglioni dovendo organizzare la visita e la tua esperienza é utile!

  2. katherine ha detto:

    Insomma,tutto bellissimo, ma bisogna avere tantissima pazienza! Credo che aspetterò ancora un po’….

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