This Must Be The Place – film di Paolo Sorrentino

Bellissimo film appena pubblicato in DVD. Un film poetico, con dialoghi di sottile ironia.

Il protagonista, informato che il padre sta morendo di una malattia incurabile, la vecchiaia, compie un viaggio per incontrarlo.

Giungerà solo quando il padre sarà già defunto.

Scoprirà che il padre aveva dedicato la vita alla ricerca di un tedesco da cui era stato umiliato, durante la permanenza nel campo di concentramento.

Il protagonista intraprenderà un ulteriore viaggio per cercare quel nemico che aveva ossessionato il padre per una vita, e scoprirà quant’è inutile l’ossessione. Sebbene si possa comprendere il trauma lasciato dall’Olocausto, ed infatti ci sarà una piccola vendetta.

Ma soprattutto il viaggio del protagonista è alla ricerca di sé stesso, questo è evidente nel momento in cui la moglie chiederà al telefono “non starai cercando te stesso?” , ovviamente il protagonista risponde mentendo, dicendo di no.

Fantastica la scena dove attraversando una pozzanghera schizza una comitiva che passeggiava lungo la strada, e scende dall’auto, si scusa, e dice che l’ha fatto apposta.

Qui potrete ascoltare la bellissima colonna sonora:

http://www.ilcinemaniaco.com/this-must-be-the-place-colonna-sonora/

Qualche piccolo appunto, come tanti film del momento ci vorrebbe un antivirus per togliere la troppo abusata parola con due zz, capisco che colpisca l’ascoltatore, ma nei film che hanno una loro poesia ai cinefili più raffinati potrebbe disturbare l’uso ripetuto della parola.

Il finale, mi sarebbe piaciuto un incontro con gli altri personaggi iniziali, la moglie e la ragazza.

Gli extra del Dvd:

– Il libro, non lo trovo interessante

– le scene estese tagliate sono invece molto gustose

– anche la galleria fotografica mi piace molto.

Non penso che l’argomento sia il dark, darkettone, il cercare di rappresentare una categoria; è una storia di vita, di distacco dai genitori, magari necessario, inevitabile ma ugualmente di difficile accettazione, inoltre un’altro tema fondamentale del film è il rimorso e l’incompletezza.

Il protagonista non ha figli, ma per un momento proverà la sensazione di essere padre, e capirà.

Nell’ultima scena, che non descriverò nei dettagli, ho sentito  la donna alla finestra essere sua madre; la madre prima non lo aveva riconosciuto, perché neanche lui riconosceva sé stesso e quindi si nascondeva dietro ad una rassicurante maschera.

Il protagonista si riscatta dal rimorso di avere ucciso i due ragazzi, anche se è difficile pensare che ne sia stato colpevole solo per aver cantato delle canzonette pop dalle atmosfere tristi, ma lui si sentiva così. Non ci si può sentire responsabili per tutto quello che fanno gli altri, gran parte degli accadimenti si verificano per altri motivi.

Adoro i film con il lieto fine!

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