Storie di pesca

Vi racconterò una storia violenta e sanguinolenta come quelle per cui è famoso lo scrittore della mia regione Mauro Corona.

Ero giovane, avevo circa 16 anni di età.

Spesso andavo a pescare assieme al mio migliore amico. Dedicavamo quasi tutti i pomeriggi della settimana, dopo aver fatto o non fatto i compiti di scuola, alla pesca ed a lunghissime corse in mountain bike, lungo l’argine del canale Cormor, nella zona di Udine Nord; adesso in quella zona c’è un bel parco pubblico lungo il percorso della trafficatissima strada tangenziale.

Visto che all’epoca non avevamo la patente di guida, il padre del mio amico ogni tanto ci portava in riva al Tagliamento, dalle parti di San Daniele, più precisamente a Villanova o Carpacco.

Infatti là vicino viveva il nonno del mio amico, il tipico “nonno pescatore” che si spostava con il motorino, e noi lo seguivamo in automobile fino ai migliori tra i peggiori luoghi di pesca da lui conosciuti.

Attaversammo un ponticello per raggiungere un’ansa del Tagliamento. Quella volta il nonno non era con noi.

Il tagliamento era ricco di pesci prelibati, trote marmorate, temoli, cavedani e barbi (questi ultimi però non si possono mangiare in estate quando hanno le uova velenose).

Il mio amico aveva portato una di quelle matite enormi, per segnare le eventuali catture sulla licenza di pesca, disse.

Era primavera avanzata, l’aria ricca di profumi dolciastri ed un infinità di semi volanti dei pioppi nevicava ovunque. Muovendo qualche starnuto del pescatore.

L’acqua era limpida come vetro, si vedevano i pesci navigare nella profondità dell’acqua.

Quando catturò il primo pesce il mio amico estrasse la matitona e la usò per porre fine alla vita del pesce stesso, sempre meglio che morire soffocato dall’aria, quest’ultima è amica agli uomini ma nemica dei pesci. L’inverso accade per l’acqua. Così è sempre stato.

Il padre del mio amico era dietro di noi, ci eravamo completamente dimenticati di lui, presi dalla foga giovanile della pesca.

Sentimmo un urlo!

“Povero pesce! crudeli!”

E se ne andò, e non venne mai più a pesca con noi, si limitò da allora in poi ad accompagnarci fino alla casa del nonno e poi andavamo a piedi fino al fiume.

Mi capitò la stessa cosa con la moglie, che da fidanzata si prestò ad accompagnarmi a pesca un paio di volte e poi, dopo aver visti gli occhi bovini di una carpa di circa 6 chilogrammi non venne mai più, e mi vietò anche di portare a casa carpe assassinate. Le donne sono fatte per limitare la libertà dei maschi (scherzo! eh!).

Il mio amico invece ebbe una ragazza pescatrice, una bionda carnica, veramente una brava ed intelligente ragazza, ma allora tra i due non mi sembra che ci fosse armonia, litigavano di continuo turbando l’equilibrio silenzioso della natura e l’equilibrio del gruppo di due maschi pescatori.

Da allora in poi andai a pesca da solo, per qualche tempo, sempre meno frequentemente, adesso ho ripreso assieme ai figli maschi, anche se spesso rinuncio a pescare e dedico del tempo alla fotografia, mentre sorveglio che i figli non cadano in acqua, perchè altrimenti la moglie mi ucciderebbe in un modo che neanche Corona sarebbe capace di immaginare. Comunque non preoccupatevi, i figli sanno nuotare avendo seguito per anni i corsi di nuoto in piscina.

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