Alveare debole, iniziato apilife var

Non so se valga la pena di salvare una famiglia di api che ti da un sesto senso di essere problematica, abbastanza numerosa, ma con solo un paio di telaini di covata irregolare, per il resto la regina sembra aver sospeso la deposizione, che non ha prodotto miele, api agitate, nessuno strano odore, regina presente, la numero tre di cui vi parlavo in precedenza. Cause ipotizzabili o troppa varroa o regina vecchia o una combinazione delle due. Però un solo alveare in queste condizioni lascia ipotizzare che lo abbia saltato per errore quando ho fatto i trattamenti? Quindi ho iniziato un ciclo di sostanze evaporanti (timolo) per ridurre l’infestazione di varroa e eliminato i favi di covata più vecchi dove facevano fatica a nascere le apine nuove. Ovviamente ho tolto anche i melari a questo alveare, quest’anno è fuori produzione.

Adesso ogni settimana sarà necessario cambiare la tavoletta evaporante anti acaro, per un mese, in teoria c’è il rischio che l’unica famiglia trattata venga saccheggiata dalle altre, ma perso per perso… . Poi vedremo com’è andata. La soluzione alternativa era l’eliminazione.

Per quanto riguarda gli altri alveari, non c’è nessun raccolto al momento, le api stanno già eliminando i maschi, ciò comporta anche che è finita la stagione di allevamento delle regine e quindi non è ora facile fare nuove famiglie per divisione a meno di non ricorrere all’acquisto di regine già fecondate prodotte da altri apicoltori, che si trovano facilmente dai grossisti di miele e prodotti per apicoltura.

Annunci

Tisane di menta e melissa, dopo aver piantato si raccoglie

Ho piantato in terrazza e nell’orto alcune piante di menta di differenti varietà e melissa, ogni tanto raccolgo qualche rametto e realizzo un paio di litri di tisana facendo bollire le foglie, poi aggiungo acqua fino a riempimento della bottiglia, un po’ di miele estivo dell’anno scorso (che non ha cristallizzato) e metto tutto in frigorifero al fresco.

Penso che sia una ricetta più sana delle bevande zuccherate al saccarosio e gasate che vanno per la maggiore.

Il prossimo anno dovrò mettere più piante. Per la menta si può combinare, vicino alle api ce n’è abbastanza, però deve piovere per rinforzare le piantine.

Mi trovo molto bene in particolare con la melissa, mi piace e mi fa stare bene.

Visita alle api

Il pomeriggio della domenica, dopo la mattina passata a curare, riordinare, e posizionare in modo esteticamente soddisfacente le piante in terrazza, è stato dedicato alle api. Bisogna approfittare delle ispirazioni positive.

A dir la verità preferisco visitare gli alveari la mattina quando sono più buoni, con tutte le api bottinatrici fuori.

Ormai parcheggio abbastanza lontano dall’apiario, gli agricoltori non tagliano più l’erba della stradina per raggiungere il nostro boschetto. E allora mi porto il carrellino che ho acquistato alla Lidl, che malgrado il prezzo basso è vari anni che mi accompagna, ci sta una casetta di legno, una casetta di polistirolo con i favi con i fogli cerei nuovi e anche la cassettina degli attrezzi, lego tutto con le cinghie elastiche e lo trascino nell’erba alta, ogni tanto si ribalta nelle buche create dei trattori del pioppicoltore e bisogna ricaricare tutto. A proposito, meglio mettere la tuta bianca da apicoltore dopo aver cosparso le gambe con il repellente per gli insetti per evitare le zecche.

I nuclei nuovi stanno tutti deponendo, uno ha poca covata, quindi ho aggiunto un paio di telaini tolti da altri due alveari forti.

Tutti gli alveari hanno ora due melari eccetto il precedentemente citato che ne ha uno solo.

Memo per la prossima volta, uno dei melari ha bisogno di otto telaini con foglio cereo.

Le api erano abbastanza aggressive ma ero in giornata zen, non mi davano fastidio, ero concentrato sull’attività da fare. Ho visitato tutte le 6 casette e realizzato una nuova famiglia su  cinque favi, in settimana, se avrò tempo andrò a comprare una regina nuova. M’è molto piaciuto vedere delle famiglia con le api ligustiche belle gialle, sotto il sole erano uno spettacolo.

Inventario: 1 forte e sta producendo, l’ho riportata su 10 favi, 2 nucleo d’annata di forza sufficiente, 3 problematica, non debole, ma strana, da rivalutare ho messo due fogli cerei nuovi per vedere come si comporta, 4 nucleo d’annata, 5 normale, 6 forte, era quella che aveva prodotto bene,  7 nuova famiglia (mi sa tanto, dopo aver riletto i miei ultimi interventi, di aver riutilizzato l’arnia con il fondo di plastica incollato quando ho riverniciato).

 

 

Fiera Reptiles day di Longarone

La fiera è abbastanza piccola ma permette di vedere parecchi animalini che si possono dire “strani”. Ho visto tutti animali tenuti bene e ben nutriti. L’unica problematica è non pensare ai ragni, dei quali ho una notevole fobia, coerente con l’apicoltura.

Non ho preso animali quest’anno seppure le tartarughe mi tentino assai, ma mi sono nate da sole delle Hermanni nel recinto delle grandi e non avrebbe senso prenderne altre, ne ho abbastanza da crescere, quest’anno peraltro dovrò inserire il micorchip alle mie tre piccoline. E poi ho anche le tre coppie di gechi leopardini, ho una decina di uova in incubatrice, mi fermerei lì perché diviene difficile cedere i piccoli. Un paio avrei intenzione di tenerli per ricambio, perché gli adulti stanno diventando vecchietti.

Allora ho preso solo qualcosa per far star meglio gli animali che già ho, un termostato con temperature diverse per giorno e notte, un box di polistirolo per incubare le uova con un tappetino da 8 W.

Per mia figlia ho preso un cricetino lemming grigio chiaro, era tanto che ce lo chiedeva, ne aveva avuto un altro che aveva fatto la sua vita di tre anni.

Grande diluvio il pomeriggio, sembra strano qui oggi a oltre trenta gradi.

 

Trasferite le nuove famiglie di api nelle arnie e primo raccolto di miele

Oggi ho trasferito i due nuclei di api ottenuti per divisione dalle famiglie di api “adulte” dalle arniette di polistirolo alle arnie di legno, aggiungendo un po’ di fogli cerei per portarle su 8-9 favi e distanziatore, di meno farebbero fatica a passare l’inverno. Una delle due era ricchissima di covata mentre le seconda non aveva un uovo, però c’era la reginetta e le api erano molto calme, penso che a breve dovrebbe iniziare a deporre. Forse nella prima arnietta avevo asportato la regina dall’arnia A, che infatti non ha prodotto miele.

Dai 4 alveari ho raccolto il primo miele, 12 telaini di miele opercolato e 6 di miele aperto (un paio li ho lasciati in balia alle api, visto che lo smielatore che vorrei usare, quello tangenziale manuale che acquistai per primo, è da sei favi). Non è molto, ma così è in pianura, vicino al mare, dove ci sono poche acacie e nessun altro albero mellifero (melatifero casomai, la melata è un sottoprodotto delle infestazioni di cocciniglie sugli alberi), più che altro si fa miele millefiori, in teoria anche di barena, visto che la laguna dista meno di un paio di chilometri dall’apiario, misto melata, rovo e se gli agricoltori lo piantano, anche un po’ di girasole.

Sembra un bel miele chiaro, lo valuteremo all’assaggio dopo smielato, intanto ho ricoverato i favi nella stanza dedicata alla smielatura.

Giornata calda, oggi, con un certo venticello da est, api molto tranquille, non ho avuto la necessità di usare l’affumicatore. La pioggia e il fresco giovano all’umore delle api.

Situazione, da sinistra a destra:

a non ha prodotto miele, ben popolata, occupa il melario

b. arnia nuova, vista la ricchezza di covata è probabile che abbia regina 2017

c. non ha prodotto, da visitare, non occupa il melario

d. arnia nuova, abbastanza debole, regina che non depone ancora

e. arnia che ha prodotto 6 pieni più 3 scarsi

f. arnia che ha prodotto 6 pieni più 3 scarsi

Togliendo i melari ero partito da f, quindi ero assai ottimista … (non parto da a in quanto ha dei momenti in cui è molto cattiva).

Domenica prossima se non sorgeranno altri impegni smielerò e poi riporterò i favi alle api.

Fiori, sta per fiorire il rovo, manca poco, c’è papavero nei campi e un po’ di altri fiori assortiti.

Visita esterna alle api

Dopo la pioggia e il vento è sempre buona norma andare a controllare l’apiario.

Potrebbero cadere le arniette di polistirolo con i nuovi nuclei di api ma anche le arnie in legno, soprattutto se hanno più di un melario sopra, facendo vela.

Tutto a posto, anzi ho visto che c’è un bellissimo volo sia davanti alle arnie ma soprattutto le arniette che avevo fatto con quattro favi di covata ciascuna, si vedono parecchi fuchi che entrano ed escono con i loro occhioni assatanati, provate voi a beccare una femmina che vola a quella velocità.

Le regine nuove potrebbero essere già nate, non vorrei disturbarle, aspetterei ancora una settimana prima di trasferire le famigliole nelle arnie di legno, altrimenti sono troppo strette nell’arnietta, però non aspetterei tanto perché il polistirolo scalda molto a mio avviso e le api lo distruggono per creare fori di areazione.

Preferisco fare i nuovi alveari nelle arniette di polistirolo perché c’è meno spazio, l’entrata è più piccola e le api i cui favi provengono da diversi alveari, non si sono ancora identificate come famiglia, non hanno ancora acquisito il loro odore del loro alveare, potrebbero non riuscire a difendere bene l’entrata e l’interno da eventuali tentativi di saccheggio di altri alveari (anche se il rischio è basso, perché le api hanno tanti fiori in questo periodo, preferisco non correrlo).

Le api stanno raccogliendo un po’ di miele di acacia, ma nella bassa friulana sotto alla statale Codroipo Palmanova ci sono pochi alberi di questa essenza ed è difficile averne un raccolto, andrà ad arricchire il millefiori.

Non ho aperto gli alveari, il dubbio che le celle reali fossero di sostituzione e non di sciamatura mi fa propendere per lasciar fare alle api. L’apiario sarebbe da controllare ogni sera, però, alla ricerca di eventuali sciami.

Oggi ho dedicato un paio d’ore al lavaggio di fino della sala smielatura, ed alla riorganizzazione del materiale.

Sui giornali sbagliano spesso nell’identificazione degli animali, fotografie che non corrispondono, api, neonicotidi, agricoltori friulani

Nell’ultimo periodo ha fatto notizia sul Messaggero Veneto la notizia del proseguimento della causa penale per quegli agricoltori che avevano seminato un paio di anni fa dei cereali contaminati da un antiparassitario vietato, in quanto fortemente imputato della moria delle api ma anche sospettato di effetti sui mammiferi quale è anche l’uomo. Per la cronaca tale antiparassitario subisce bandi a singhiozzo, un anno è vietato, poi è stato permesso di nuovo e adesso la Comunità Europea l’ha vietato di nuovo, ma con decorrenza solo da 2019.

Leggo oggi, sul Messaggero Veneto, nelle lettere al direttore, che un noto esperto apistico ha inviato una missiva in cui avvisa che la fotografia messa dal quotidiano a corredo dell’articolo del 4 maggio sulla moria di api non è di un’ape ma di un dittero.

Non è una cosa rara, spesso sui giornali ci sono fotografie di animali che non corrispondono alla specie indicata, probabilmente è un effetto delle minori vendite di giornali che richiede risparmio sui costi, sia di contattare un esperto che nell’acquisto delle fotografie su internet, dove ci sono tanti bravi fotografi grazie alle macchine fotografiche evolute, che in tanti si possono permettere, ma che non sanno riconoscere esattamente le specie di animali ritratte (il che, soprattutto per gli insetti non è per niente facile, ma l’errore di non riconoscere addirittura un’ape è indicativa di quanto lontani dalla natura, dall’agricoltura, dalla materia che ci da nutrimento, la terra, siano ormai la maggioranza di noi).

Lasciate perdere lo smartphone quando siete in gita fuori porta in campagna, e osservate con maggiore attenzione quello che vola sui fiori, a parte le api siate presenti nella vostra vita. Potete anche dotarvi di piante di rosmarino, che fioriscono quando la stagione è all’inizio, quando sono presenti solo le api mellifere, in quanto le altre varietà di api non accumulando scorte di miele non possono rischiare di uscire troppo presto, un eventuale ritorno di freddo le sterminerebbe, mentre le api no, hanno ancora un po’ di miele dell’anno prima.